La questione cattolica

Di Amerigo Baruffaldi, recentemente scomparso, ho già avuto occasione di parlare come valente studioso dei cattolici impegnati in politica; come spesso succede qui quelli che lo accusano di “passatismo” sono altri cattolici.

Coerentemente l’arcivescovo il 23 aprile 1976 diede le dimissioni, morì il 27 settembre 1988.

Personalmente io credo al principio Cavouriano “Libera chiesa in libero stato” e ritengo che oggi la maggior difficoltà sia proprio quella della libertà dello Stato…

Fotocronache 2

Qui abbiamo l’effetto contrario al precedente:

Una foto recente, dai giardini della “Carlotta” che mostra una sopraelevazione (quella in arancio) che sorge su un pre-esistente terrazzino dove d’estate io andavo a lezione per preparare l’esame di ammissione alle medie.

Fotocronache

Ogni tanto mi capita di ritrovare, del tutto casualmente, vecchie foto come questa:

Qui si vede ancora il negozio di alimentari in Borgo San Giovanni (quando ancora lo gestiva Marchetti) dopo una nevicata tardiva.

Da notare l’appartamento a fianco, ancora abitato e l’assenza del cancello attuale.

Cinquantenario del liceo

Il prof. Zancuoghi mi ha appena comunicato che l’amministrazione comunale ha intenzione di celebrare il cinquantenario dell’istituzione della sede di Bondeno del liceo scientifico “Roiti”; a tale scopo ricordo il materiale di mia conoscenza:

https://www.dropbox.com/s/u31kxmzcmfww4h8/ricercacompleta.pdf?dl=0

dalla mia tesi di laurea del 1978 (copia anastatica in PDF)

https://documentcloud.adobe.com/link/review?uri=urn:aaid:scds:US:6ae95445-a20b-4dc4-9dc0-d560b5e2c118

Trent’anni dopo

Queste annotazioni nascono da un episodio specifico: la visita alla Fiera del libro (per ragazzi e del libro scolastico) di Bologna, ma sono lo specchio di una situazione generale del “sistema Italia” alla vigilia dell’integrazione europea.

Per la cronaca, il mio scopo era presentare un “giocolibro”didattico a supporto dello studia della storia, e ho iniziato la mia visita dai padiglioni stranieri.

Qui l’atmosfera era tranquilla e rilassante, gli addetti agli stand erano presenti e si sono dimostrati disponibili a vagliare il materiale proposto; anche quelli non interessati hanno avuto un atteggiamento di cortese incoraggiamento nei confronti del progetto proposto.

Appena entrato nell’area italiana, tenuta giustamente distinta, sono stato accolto da livelli di rumore ben più elevati, eppure non c’era molta gente, avendo io scelto l’ora meno affollata: le 13.

Non si deve immaginare però che tale confusione fosse dovuta al fervore delle attività, anzi: chi era rimasto agli stand faceva crocchio, parlando a voce alta dei propri fatti quotidiani senza degnare di uno sguardo chi era in evidente attesa di colloquio; se però li si interpellava, si scopriva che:

a) il responsabile era a pranzo e
a.l) sarebbe tornato versa le l6
a.2) sarebbe tornato l’indomani;

b) il responsabile non era venuto in fiera
c) nessuno sapeva chi fosse il responsabile.

In un altro caso era presente il funzionario che si occupava delle materie umanistiche, ma interpellato, dichiarava che il suo settore non comprendeva la storia <!>, fortunatamente il responsabile per la storia sarebbe arrivato l’indomani.

In altri casi mi veniva consigliato di inviare il materiale direttamente alla casa editrice, ma in ogni caso i tempi di risposta sarebbero stati lunghi, perché bisognava fare i conti con le festività pasquali, quelle del 25 aprile e quelle del ÌA maggio, poi ci sarebbe stato giusto circa un mese di tempo prima delle ferie.

In un altro stand l’”alto funzionario” era casualmente presente perché invitato ad una tavola rotonda, ma era impegnato a spiegare al direttore (o meglio alla segretaria del direttore) di una rivista le caratteristiche della nuova produzione editoriale.

Messomi in paziente attesa, ho scoperto che il metodo(funzionante nei padiglioni stranieri) qui non sortiva alcun effetto: l’unico modo di attirare la sua attenzione era quello praticato da altri che, nel frattempo, mi scavalcavano chiamandolo “carissimo” e dandogli poderose manate sulle spalle.

Potendo poi anche cogliere frammenti di conversazione, avevo modo di verificare che il rispettabile interlocutore stava facendo sfoggio della sua erudizione, attribuendo “L’ Orlando innamorato” a Luigi Pulci, errore del resto perfettamente scusabile per un direttore di rivista letteraria.

Per carità di patria . taccio poi dei commenti degli insegnanti, che nel frattempo tornavano a popolare gli stand, esaurite le grandi manovre del pranzo, vantando le meraviglie del “loro” libro di testo preferito.

CONCLUSIONI

Vorrei sottolineare prima di tutto che i fatti sopra riferiti sono realmente accaduti, (lo può testimoniare la persona che era con me a farmi da interprete) e che il quadro descritto dà alcune idee su cosa non funziona in Italia.

Ad esempio, un po’ come nel Messico delle barzellette, la parola più usata è domani (ma nel senso di maňana, un domani che può anche non venire mai); poi una parcellizzazione del lavoro che ignora le conoscenze e frammenta le competenze (eredità evidente del modello politico).

Ma non voglio addentrarmi qui in complicate analisi, visto l’intento puramente descrittivo di queste mie note; so però di avere lasciato aperto un interrogativo: è venuto il giorno dopo il responsabile per la Storia della nota casa editrice torinese? Ebbene si’” ma non poteva dirmi niente, perché la cosa era di competenza del funzionario addetto ai Supporti Didattici (purché non informatici, però).

Bologna (Italia), aprile 1992

La finestra di Overton

Overton descrisse una gamma di situazioni da “più libera” a “meno libera”,[1] alle quali sovrapporre la finestra delle “possibilità politiche” (ciò che politicamente può essere preso effettivamente in esame).[2] Per semplicità le varie situazioni possono essere associate, per quanto riguarda l’atteggiamento dell’opinione pubblica, a una serie di aggettivi:[3]

  • inconcepibile (unthinkable)
  • estrema (radical)
  • accettabile (acceptable)
  • ragionevole (sensible)
  • diffusa (popular)
  • legalizzata (policy)

A seconda di come la finestra si sposta o si allarga sullo spettro delle idee, un’idea può diventare più o meno accettabile.

Quella che potrebbe sembrare una inutile polemica di costume:” I media riportano con grande enfasi l’episodio del Liceo Socrate di Roma, dove la preside avrebbe invitato le studentesse a non mettere la minigonna perché sennò “ai professori casca l’occhio”, potrebbe in realtà preludere al ritorno alla divisa scolastica e alla progressiva privatizzazione della scuola.

Personalmente ricordo che nel mio primo anno di insegnamento (1971) le allieve di quinta liceo indossavano ancora occasionalmente il grembiule nero; quelle di terza non più.

Io stesso ricevetti un invito dal preside ad indossare la giacca (che del resto, come studente del liceo classico, avevo portato fino al 1966.

Radio libere

Il recente passaggio televisivo del film “Radiofreccia” mi ha fatto venire in mente la storia di quelle di Bondeno, che ho vissuto personalmente.

La prima fu Radio Bondeno: nata nel 1975 per iniziativa del mobiliere Chiodi era gestita da Arveda e Cavallini in Borgo Carmine nel sottoscala del suo negozio-esposizione ( c’è ancora il ponticello sull’argine che permette di identificare il punto esatto); qui feci le mie prime esperienze ospite di Sandro Marchetti nella trasmissione serale Planet end.

Insoddisfatto, assieme ad altri “reduci” nell’ottobre 1979 decidemmo di fondare Radio Alto Ferrarese (RAF), alla quale si accedeva dalla galleria Grandi a Bondeno; poi ci trasferimmo (stavolta col telefono) in Via Fermi , sotto all’ attuale Bar Arci (baraccone) e qui resistemmo fino al maggio 1981; contemporaneamente sorse radio Hockey della quale non so nulla.

Quanto a noi ciascuno prese la sua strada e di questa piacevole esperienza rimane il gruppo su Facebook:

https://www.facebook.com/groups/radioaltoferrarese

Le due Giovannini

1- Maria Lucia

Maria Lucia Giovannini è professoressa di Pedagogia sperimentale e coordinatrice del corso di laurea magistrale in Scienze dell’educazione permanente e della formazione continua dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna.Dal 2001 al 2006 è stata direttrice del Centro interdipartimentale di ricerche educative presso il medesimo Ateneo.È autrice di diversi volumi, di numerosi saggi e articoli su ruolo e formazione dei docenti, valutazione e certificazione, selezione e dispersione scolastica, lifelong learning.

2- Graziella

Graziella Giovannini, sociologa, già docente di Sociologia dell’educazione e di Politica sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Diverse le sue pubblicazioni di ricerca: “Adolescenti e regole: costruzione e rappresentazione delle norme sociali in differenti contesti di vita e socializzazione”, “Giovani e dispersione formativa: elementi per una progettazione possibile”, per il Polo scientifico-didattico di Forlì-Università di Bologna, “Identità tra  globale e locale attraverso il sistema dei media: un’analisi visuale” (ricerca Cofin-MIUR).
Ha partecipato a numerosi Comitati tecnico-scientifici promossi dalla regione Emilia Romagna, dall’ISMU, da Enti regionali di formazione professionale (ENAIP, AECA, CIOFS), e da enti di ricerca privati e del terzo settore nell’ambito di progetti di ricerca su problematiche formative. Ha fatto parte dell’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale  del Ministero della Pubblica Istruzione e del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio della provincia di Bologna per le politiche giovanili fino alla cessazione del medesimo nel 2011. Ha fatto parte del Comitato scientifico del Piano Strategico Metropolitano di Bologna, coordinando il tavolo su Conoscenza, educazione e cultura. Fa parte del Comitato tecnico scientifico di IRESS (Istituto Regionale Emiliano-Romagnolo per i Servizi sociali e Sanitari) di Bologna.

Graziella Giovannini

Io le conobbi entrambe ad una colazione di lavoro quando fui comandato all’università di Bologna (vedi articolo precedente)

I “comandi”

i “comandati” (cioè  il personale scolastico che entrava nella struttura regionale pur rimanendo, dal punto di vista giuridico, nel ruolo e nella sede dove prestava servizio), furono istituiti per estensione anche per l’università in numero di mille in totale e a me toccò con l’istituzione del PNI .

Il Piano Nazionale Informatica (PNI) è stata una sperimentazione didattica attivata in molte scuole secondarie di secondo grado italiane, in particolare liceo scientifico, liceo classico e istituto tecnico commerciale.

È nata con lo scopo di garantire una migliore preparazione scientifica agli allievi, dando particolare importanza a matematica e fisica e impartendo basi di programmazione e linguaggi informatici. La sperimentazione venne introdotta nel 1985 dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Franca Falcucci[1]. L’insegnamento della matematica è affiancato dagli strumenti informatici e dall’uso del computer. Con l’avvento della Riforma Gelmini nel 2008, questa sperimentazione è stata eliminata ed è confluita (insieme a tantissime altre sperimentazioni liceali), nel nuovo indirizzo tradizionale del liceo scientifico, entrato in vigore nell’anno scolastico 2010/2011.

La principale critica mossa a questo indirizzo deriva dal fatto che non presentasse un vero e proprio insegnamento di informatica. Infatti non esisteva un insegnante di informatica con un suo corso, ma era previsto solo l’utilizzo di strumenti informatici nell’ambito dell’insegnamento di altre materie (in questo caso la matematica). Si è parlato per questo motivo di un’operazione di marketing. Le critiche rivolte a questo indirizzo, formulate essenzialmente dai diplomati che hanno optato per tale piano, si riferiscono, tra l’altro, all’obsolescenza delle tecnologie insegnate. Tali limiti erano anche dovuti al fatto che le conoscenze informatiche erano in gran parte legate alla cultura personale dell’insegnante, che non è, in generale, un insegnante di informatica o una figura specializzata. In alcuni istituti inoltre le aule informatiche non erano adeguatamente attrezzate per questo corso di studi, con computer in numero insufficiente rispetto agli studenti costretti, così, a lavorare in coppie o in gruppi sulla stessa macchina. Va detto però che tale indirizzo non sia risultato improduttivo o senza valore, poiché divenne ben presto visto come un potenziamento dell’area scientifico-matematica, e quindi considerato più sotto questo punto di vista rispetto a quello dell’informatica. Pertanto più che un problema di contenuto e validità del corso P.N.I risultava ormai sorpassata la definizione di piano nazionale informatica. Infatti oramai gli studenti lo sceglievano come potenziamento del corso tradizionale, come spesso le stesse scuole lo presentavano, più che per l’informatica, risultando essere molto apprezzato per una conoscenza completa e complementare di area umanistica e scientifica, a fronte anche dei buoni risultati riscontrati.

https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_nazionale_informatica

Balena

A Bondeno un esemplare fu esposto in Viale Repubblica nei primi anni ’50 (trasportato con un autoarticolato apposito) e qui io lo vidi con le scuole elementari invitate a visitarlo.

A parte le dimensioni ne ricordo solo l’odore particolare della sostanza utilizzata per la conservazione.

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Oggi la caccia delle balene è vietata nella maggior parte del mondo, ma in molti paesi i cacciatori continuano indisturbati la loro caccia, in particolare in Giappone, dove il governo ha fatto sapere che il Giappone non fermerà la caccia alle balene nonostante un divieto della Corte dell’Aia.[2]

Musei

New Bedford Whaling Museum: la nave baleniera Lagoda. Una copia dell’originale in scala dimezzata completamente visitabile.

Il Whaling Museum nella cittadina di New Bedford è il museo più completo del mondo dedicato alla storia globale delle balene, della caccia alle balene e della storia culturale della regione. Il museo ha circa 750.000 oggetti nella sua collezione, tra cui cinque scheletri di balene, il più grande modello di nave baleniera al mondo (la baleniera “Lagoda”) e la più grande collezione di ossi di balena intagliati e decorati.

New Bedford Whaling Museum: lo scheletro di una balena

Il New Bedford Whaling Museum esplora e interpreta la relazione che nel tempo ha legato la costa meridionale del Massachusetts con il mare, partendo dalla popolazione indigena originale e proseguendo nel panorama della storia unica e speciale della regione. La sua missione è quella di educare e interessare il pubblico nell’interazione storica degli esseri umani con le balene. Il museo offre mostre innovative, programmi di educazione pubblica e programmi culturali per trasmettere la storia, la scienza e la cultura a circa 100.000 visitatori locali, nazionali e internazionali che giungono ogni anno.

Controversie

La caccia alla balena è sorgente di molte controversie e dispute diplomatiche internazionali. Al momento è limitata alla ricerca e alla sussistenza di limitate popolazioni indigene

https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia_alla_balena

Alma confezioni

alma_gina

Per questa storia servono un paio di riferimenti cinematografici al mondo della moda negli anni ’50, tipo “le amiche ” di Antonioni o Donatella di Monicelli (con Elsa Martinelli): a Roma in quegli anni fiorivano case di moda perché i vestiti le facevano le sarte.

Una di queste era quella al centro della foto (Alma, la maggiore di 4 sorelle con il marito dietro e i due figli); le cose andavano bene, ma il troppo lavoro le causò un ictus; quella sulla destra è mia madre, la minore delle 4.

Nel 1925 vivevano ancora in campagna, qui con le gemelle Aura e Aurora (entrambe poi infermiere)

 

Elezioni 1980

candidati

Quell’anno credevamo di avere una carta in più da giocare: molti dei nostri candidati erano anche soci e collaboratori di Radio Alto Ferrarese fondata l’anno prima a Bondeno; fu così che una delle rubriche fu espressamente dedicata alla presentazione delle idee del PRI di cui ero candidato.

Altre trasmissioni furono queste:

Naturalmente non avemmo neanche un voto in più dei 400 circa delle elezioni precedenti;  un po’ perché all’epoca non usava cambiare il voto o forse per la proverbiale “superiorità” del paese del “capirissimo”.

https://archive.org/details/presentazione_202009

 

 

 

 

Amerigo Baruffaldi

E’ morto in questi giorni il prof. Amerigo Baruffaldi che è stata la mia prima supplenza lunga ( dal 23 dicembre 1970 alla fine dell’anno scolastico) per Italiano e latino nelle classi III e V della sede di Ferrara del Liceo scientifico Roiti.

Qui a Vigarano Mainarda, dove risiedeva, alla presentazione del suo libro : “Francesco Borgatti, coscienza critica della destra storica (1818-1885)”, edito da Freccia d’oro.

Altri suoi libri li potete trovare su IBS o su Amazon.

Commodore 64

Prima dei blog, (che ultimamente sono stati criminalizzati come pericolosi diffusori di fakes news) c’erano le fanzines (altra parola inglese) ciclostilate in proprio e diffuse a mezzo posta.

Come ho già ricordato anch’io ne gestivo una col Commodore 64: Cronache Marziane, dove riportavo fotocopie di articoli di giornali dei primi anni ’90.

Ne ho già parlato proprio qui, ma se qualcuno si è perso il link, lo può rileggere e stampare con la laser (25 pagine):

Fai clic per accedere a cronasoldi.pdf

Videocamera

15agosto2004

La foto del ferragosto 2004 ritrae la mia prima telecamera che funzionava ancora collegata a un videoregistratore.

Poi sono arrivate memorie di tutti i tipi con dimensioni sempre più piccole e capacità sempre più grandi…

tapeless

Sony ha introdotto la XDCAM formato video tapeless nel 2003, introducendo il Professional Disc (PFD) . Panasonic ha seguito nel 2004 con i suoi P2 a stato solido schede di memoria come supporto di registrazione per il video DVCPRO HD. Nel 2006 Panasonic e Sony ha introdotto AVCHD come, senza nastro, il formato video ad alta definizione poco costoso. Videocamere AVCHD sono prodotte da Sony, Panasonic, Canon, JVC e Hitachi.

I giorni cantati

 

Paolo Pietrangeli

 

Nel 1979 usciva l’omonimo film di Paolo Pietrangeli (visto ieri su Rai Storia); quello stesso ottobre iniziava le sue trasmissioni Radio Alto Ferrarese e a Francesco Mattioli sembrò naturale dare alla sua trasmissione di cantautori e musica italiana questo titolo.

Poi Francesco partì per il servizio militare, nel frattempo capitò a Bondeno il cantautore in persona che si offrì per esibirsi privatamente per pochi intimi invitati nella discoteca (chiusa) sottostante alla radio.

Fu così che, con una trentina di persone, facemmo cerchio con le seggiole per ascoltarlo cantare accompagnandosi con la chitarra

[…]Se anche canzoni come Nina (1966) di Gualtiero Bertelli o come Cara moglie di Ivan Della Mea furono assai cantate, vero inno del ’68 fu però Contessa di Paolo Pietrangeli, uno studente comunista lettore di “Classe Operaia” e di “Operai e capitale”, che la scrive nel maggio 1966 durante l’occupazione dell’Università di Roma seguita all’uccisione dello studente Paolo Rossi da parte dei fascisti, avvenuta il 27 aprile. E la scrive in una notte, prendendo spunto dalle conversazioni che una certa vecchia borghesia faceva a proposito di quell’occupazione e di pretese orge sessuali e dalla cronaca di un piccolo sciopero avutosi a Roma in una fabbrichetta, dove il padrone, certo Aldo, aveva chiamato la polizia contro i suoi operai che facevano picchettaggio.” (dal sito internet https://www.antiwarsongs.org/canzone&#8230;. )

Il gioco del ventennale

Nel 1990, in occasione del ventennale del Liceo Scientifico “Roiti”, sede di Bondeno, all’interno delle celebrazioni dell’evento, fu creato anche un gioco-mostra ispirato a Talisman.
Del resto le cronache riportano che lo stesso creatore di Talisman aveva ideato il gioco in ambiente scolastico per giocarlo con gli amici: infatti l’obiettivo era diventare direttore del college; naturalmente agli editori la cosa non interessò minimamente, fino a quando, sull’onda del successo di Dungeon & Dragons,  Robert Harris lo ambientò in stile fantasy (la prima edizione addirittura in bianco e nero).

Qualcosa del genere facemmo anche noi (io la mia classe) all’epoca, raffigurando sul tabellone  le difficoltà incontrate ai diversi livelli ( ambiente scolastico, paese, autorità ) per arrivare ad organizzare la manifestazione.

La cosa comunque ci riuscì e, nel file allegato in PDF, potete trovare le istruzioni del gioco (tra l’altro realizzato con uno dei primi programmi di desktop publishing dell’epoca).

NEW!  Ritrovato l’intero gioco: lo potete scaricare qui: https://www.dropbox.com/s/gacoo6ukn0629xf/archeoludica.zip

Mina

 

5043
Incredibilmente Wikipedia dedica una intera voce ad un singolo album di Mina che io possiedo e portai anche in radio (RAF vedi voce):

Cinquemilaquarantatre è il ventunesimo album della cantante italiana Mina, pubblicato su LP a giugno[1] del 1972 dall’etichetta discografica di proprietà della cantante PDU.[2]

Il disco

Come l’album precedente NON ha una foto dell’artista in copertina, che tuttavia sarà stampata in diversi colori: verde, marrone, rosso, viola e blu. Nell’interno, realizzato con tre foderine perfettamente intercambiabili riposte una dentro l’altra, aventi tagli ed aperture per mostrare lo strato sottostante, l’ultima, apribile, conteneva, oltre al disco, un foglio con tutti i testi e, la stampa di una fotografia della cantante.

Gli inserti vennero eliminati nella ristampe successive su cd (EMI/PDU 090 7906892), che mancano perciò del particolare gioco ad incastro delle foderine. L’edizione verde della copertina fu quella adottata per la ristampa digitale (EMI 5355072).

Musicassetta (PMA 543) e stereo8 (P8A 30043), presentano un’ulteriore combinazione di colori mai adoperata per l’edizione in vinile.

Il titolo è desunto dal numero di catalogo del disco (PDU PLD L 5043) e venne pubblicato a trasmissione ormai avvenuta di tutte le puntate registrate del programma tv Teatro 10.[1]

L’edizione spagnola (Odeon J 064-93.937) ha copertina completamente differente.[3]

Arrangiamenti e direzione d’orchestra sono di Pino Presti, eccetto che per Balada para mi muerte (Astor Piazzolla) e Parole parole (Gianni Ferrio). Il tecnico del suono è Nuccio Rinaldis.

Successo e classifiche

Nonostante Mina faccia concorrenza a se stessa con il vendutissimo Mina, assolutamente al primo posto della classifica degli album, anche questo 33 giri ottiene buoni riscontri nello stesso periodo; sarà il più venduto per 8 settimane e resterà nelle prime 5 posizioni fino a dicembre, chiudendo il 1972 al 5º posto e sommando quasi 700.000 copie.[4]

I brani

  • Fiume azzurro
    Eseguita la prima volta a Teatro 10 (e con un testo leggermente diverso), fu inserita in un 45 giri promozionale dotato di copertina fotografica originale. Sarà cantata da Mina durante il concerto a La Bussola il 16 settembre 1972 e inclusa a novembre nell’album live Dalla Bussola.
È stata utilizzata per uno spot pubblicitario della Tassoni.
Filmato audio Fiume azzurro, su YouTube. URL consultato il 27 gennaio 2018.
  • Vorrei averti nonostante tutto
    Cantata da Mina anche in inglese, titolo Why? (Why Do You Treat Me Like You Do?) e testo di Norman Newell, è contenuta nell’album eponimo dell’artista (1978) destinato al solo mercato anglosassone. Più tardi comparirà nella raccolta internazionale I Am Mina (2011).
Incisa da Mina anche in lingua straniera (1972) e presente nelle raccolte Colección latina (2001) e Yo soy Mina (2011).
Un duetto dal vivo, in spagnolo, tra la cantante e lo stesso autore, è stato presentato durante l’ultima puntata (14 maggio 1972) di Teatro 10. È reperibile: sui CD Signori… Mina! vol. 3 (1993) e I duetti di Teatro 10 (1997); sui DVD Gli anni Rai 1972-1978 Vol. 1, contenuto nel cofanetto monografico in 10 volumi pubblicato da Rai Trade e GSU nel 2008, e I miei preferiti (Gli anni Rai) (2014).
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Parole parole.

Tracce

Lato A
  1. Fiume azzurro – 3:58 (testo: Luigi Albertelli – musica: Enrico Riccardi; edizioni musicali PDU/Ritmi e canzoni)
  2. Vorrei averti nonostante tutto – 4:36 (testo: Alberto Testa – musica: Virca[5], Danilo Vaona; edizioni musicali PDU/Fox)
  3. Io ti amavo quando (You’ve Got a Friend) – 4:19 (testo: Paolo Limiti – musica: Carole King; edizioni musicali Screen bems)
  4. È proprio così, son io che canto (Hey Mister, That’s Me up on the Jukebox) – 3:34 (testo: Giorgio Calabrese – musica: James Taylor; edizioni musicali April)
  5. Suoneranno le sei (Balada para mi muerte) – 3:55 (testo: Giorgio Calabrese – musica: Astor Piazzolla; edizioni musicali Fp4)
Lato B
  1. Le mani sui fianchi – 2:55 (testo: Gian Franco Reverberi – musica: Romolo Forlai, Gian Franco Reverberi; edizioni musicali PDU/RCA)
  2. La mia carrozza – 3:48 (testo: Mario Nobile – musica: Mario Nobile, Guido Bolzani[6]; edizioni musicali PDU)
  3. Cosa penso io di te – 4:13 (testo: Luigi Albertelli – musica: Roberto Soffici; edizioni musicali PDU/Fono Film)
  4. Delta Lady – 2:25 (Leon Russell; edizioni musicali Skyhill)
  5. È mia (Menina) – 3:48 (testo: Giorgio Calabrese – musica: Paulinho Nogueira; edizioni musicali PDU/Elisabetta)
  6. Parole parole (feat. Alberto Lupo) – 3:55 (testo: Leo Chiosso, Giancarlo Del Re – musica: Gianni Ferrio; edizioni musicali Curci/Music Union)