Regionali 2014 a Bondeno

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Elezioni comunali del 2004

Come vedete il convegno era decisamente corposo e fatto non a caso alla vigilia delle elezioni comunali del 2004:

1

ALLEANZA PER BONDENO

327

3,3

2

FORZA ITALIA

1493

15,09

3

LISTA CIVICA PER BONDENO

487

4,92

4

ALLEANZA NAZIONALE

2036

20,57

5

UNIONE DI CENTRO

580

5,86

6

RIFONDAZIONE COMUNISTA

589

5,95

7

LEGA NORD

359

3,63

8

ULIVO PER BONDENO

4025

40,67

BIANCHE

211

1,81

NULLE

157

1,35

contestate non assegnate

3

0,03

Però l’assessore alla cultura e promotore del convegno ha ottenuto i 327 voti che vedete nella prima riga, a dimostrazione che la cultura, almeno a Bondeno, non paga!

Una particolarità da sottolineare è che, in sede comunale, oltre al voto disgiunto, è stata praticata anche la possibilità di votare solo il sindaco: a fronte di 9896 voti assegnati alle liste, troviamo ben 11283 voti ai candidati sindaco; altra curiosità è che, in percentuale, le liste di sinistra hanno ottenuto più voti di quelle di destra, ma i seggi sono risultati in parità col voto prevalente del sindaco.

Bacchiega Negri Gastone

negri

Il calendario attualmente in distribuzione nei negozi  di Bondeno è dedicato alla partecipazione di Bondeno a Campanile Sera dell’aprile-maggio 1960; una pagina è dedicata ai rivenditori di apparecchi televisivi dell’epoca.

Di uno di loro ho parecchi ricordi perché era concessionario della Geloso (che aveva lo stabilimento alle porte di Bologna).

John Geloso era considerato un valido uomo d’affari, ma voleva anche condividere la sua passione per l’elettronica. Creò pertanto nel 1932 Il Bollettino Tecnico GELOSO, una pubblicazione trimestrale gratuita, che non solo conteneva tutte le informazioni per la riparazione e la messa a punto delle sue apparecchiature, ma anche e soprattutto, aggiornamenti, consigli, istruzioni, data sheet, schemi elettrici e tutto ciò che era necessario alla formazione dei tecnici e degli appassionati dell’epoca, in anni in cui non c’erano centri di formazione e le scuole di elettronica erano rarissime

Gastone era uno di questi appassionati e so per certo che insegnò il mestiere di riparatore (e elettricista) almeno a un altro bondenese; il suo negozio era in Via Bonati e (ancora quando avevamo la radio) era uno dei nostri fornitori di dischi.

Suo era anche l’impianto luci del negozio di mio padre.

Lo incontrai ancora negli anni ’80 a Bologna dove aveva vinto l’appalto per curare la diffusione sonora delle manifestazioni legate alla Fiera.

Era anche cineamatore e i primi filmini di famiglia, a casa nostra,  li fece lui  .

Silenzio assordante

C’era appena stato il terremoto e io, con un grande aiuto da parte di alcuni amici, avevo pensato ad una manifestazione completamente gratuita per ricominciare.

L’avevamo intitolata “Ricominciamo dal futuro” presso la Società operaia di Mutuo Soccorso a Bondeno col seguente programma

Nonostante la manifestazione coprisse due fine settimana fu completamente ignorata da cittadini e istituzioni.

Era chiaramente l’inizio della fine…

http://ambientefuturo.info

 

IRRSAE

Gli istituti regionali di ricerca educativa, in acronimo IRRE, sono stati enti tecnici promossi dal Ministero della Pubblica Istruzione ed istituiti con DPR 31.05.1974, anno in cui sono nati, fino al 2007, anno in cui stati stati soppressi per essere assorbiti in una Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. uno per ogni regione d’Italia. Tali istituti, in precedenza IRRSAE (Istituti di ricerca regionali, di sperimentazione e aggiornamento educativi), erano presenti in tutte le regioni italiane.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

La funzione degli IRRSAE è stata quella di dare supporto all’amministrazione scolastica ed in particolar modo alle istituzioni scolastiche diffuse sul territorio. Le attività svolte sono state prevalentemente legate alla ricerca educativa indirizzata a raccogliere e ad elaborare e diffondere la documentazione pedagogico-didattica, a condurre studi in campo educativo, a promuovere ed assistere l’attuazione di progetti di sperimentazione, ad organizzare ed attuare iniziative di “monitoraggio” e di aggiornamento sul campo.

Nel documento finale della conferenza IRRSAE, CEDE, BDP svoltasi a Bari nel novembre 1994, si può leggere che “gli IRRSAE sono istituti a dimensione regionale, fortemente radicati nel territorio e capaci di favorire e supportare il processo di autonomia e di innovazione della scuola”.

L’accesso agli IRRSAE per i “comandati” (cioè per il personale scolastico che entrava nella struttura regionale pur rimanendo, dal punto di vista giuridico, nel ruolo e nella sede dove prestava servizio) era conseguente a concorso per titoli nelle varie sezioni. Importante ruolo hanno svolto i vari team regionali degli IRRSAE con l’attività di monitoraggio della formazione in servizio degli insegnanti (MONIFORM) promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione, con modalità di indagine vertenti sull’utilizzo dell’intervista e del focus group a dirigenti e docenti.

Quando io collaboravo con quello dell’Emilia-Romagna il presidente era Vittorio Telmon, già docente di Storia e Filosofia presso il Liceo classico Ariosto dal 1958 al 1967; in precedenza Vittorio Telmon, da Vittorio e Margherita Maria Luigia Viale; nato il 30 giugno 1923 a Casalecchio di Reno. Nel 1943 residente a Bologna. Studente universitario nella facoltà di lettere e filosofia dell’università di Bologna.
Con i fratelli Giorgio e Sergio frequentò gli ambienti antifascisti, che contribuirono alla sua formazione politica. Collaborò con le formazioni GL, sia nella diffusione degli stampati sia recandosi in Toscana per il recupero di un’apparecchiatura radio-trasmittente.
Nel novembre 1943 fu arrestato e rilasciato dopo breve detenzione.
Nell’estate 1944 con il fratello Giorgio si trasferì a Biella (VC) e collaborò con il movimento partigiano.
Riconosciuto patriota nell’8a brigata Masia GL dal 9 settembre 1943 alla Liberazione.
Ha curato (con A. Berselli): Istituto regionale per la storia della Resistenza e della guerra di liberazione in Emilia Romagna, “Annale”3, 1983. Scuola ed educazione in Emilia-Romagna fra le due guerre, Bologna, Clueb, 1983, pp. 624. Ha pubblicato: Il Partito d’Azione a Bologna, in Il Partito d’Azione dalle origini all’inizio della Resistenza, Roma, 1985, pp.409-34.
https://www.storiaememoriadibologna.it/telmon-vittorio-502167-persona
Tra le sue opere : Storia della scuola e delle istituzioni educative
Gianni Balduzzi,Vittorio Telmon

https://www.libreriauniversitaria.it/storia-scuola-istituzioni-educative-balduzzi/libro/9788878028869

La sorella Deda con Silvio, Roberta con Giorgio e Eugenia con Ettore piangonoVittorio Telmon

Bruno Cavallini

Bruno Cavallini nato a Codifiume il 26 maggio 1920 e morto a Milano il 1° aprile 1984, fu docente di storia dell’arte, poi di italiano e latino nel Liceo Classico “Ariosto” di Ferrara e preside dei Licei “Settimo Scientifico” e dei classici “Omero” e “Beccaria” di Milano. Aveva compiuto ottimi studi letterari a Bologna e aveva consapevolezza culturale delle radici storiche romane del territorio in cui era nato (che era la Romagna tra ferrarese e ravennate). Fece parte, nel secondo dopoguerra, del sodalizio di giovani professori che, dopo il fascismo, contribuirono a caratterizzare la cultura a Ferrara (Antonio Rinaldi, Claudio Varese, Mario Pinna, Franco Giovanelli, Luigi Panarese, Pasquale Modestino, Giorgio Bassani, Agostino Buda, Antonio Piromalli, Riccardo Marchesi, Tullio Savino, Massimo Aloisi, Mario Roffi e tanti altri). Bruno Cavallini ebbe straordinaria sensibilità umana e artistica, una nota personalissima di fierezza e di malinconia nella partecipazione ai problemi della cultura (del rapporto con la società, dell’autonomia e della specificità dell’arte). La sua conversazione culturale era fervidissima, impegnata, volta alla ricerca delle radici e dell’autenticità dell’uomo. Classicità e modernità, cristianesimo e socialità erano da lui vissuti problematicamente. A Ferrara Cavallini era, con i suoi, proprietario della casa del canonico Brunoro Ariosti in cui gran parte della sua vita trascorse Ludovico Ariosto il quale in quella casa scrisse le satire, le commedie, le prime due edizioni del “Furioso”. Tale fatto esaltava l’amore di Cavallini per la tradizione alta e magnanima della letteratura dalla quale egli attinse “umori e passioni”, come ha scritto Vittorio Sgarbi, che lo guidarono nella vita e determinarono in lui la ricerca di certezze anche mettendo in gioco estro e fantasia. Taluni suoi versi degli ultimi anni esprimono la semplificazione interiore alla quale era pervenuto, compreso il distacco dagli uomini retorici che si credono investiti di una missione. Era sempre in lui il predominio dell’autenticità.

dal gruppo FB “amici Liceo Classico Ariosto”

 

La canapa

Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?

Henry Ford

I ricordi più dolci che ho di mia madre, erano quelli nei quali mi raccontava l’epopea della canapa, e come quella pianta girovagasse intorno alle vite di donne e uomini, nel lontano ferrarese dei lontanissimi anni ’30. Tutto ruotava intorno a quella pianta gigantesca – arriva a sei metri! – che nasceva con poche cure e forniva raccolti abbondanti, che richiedeva però quasi una liturgia dopo il raccolto. E tanta fatica.

Se ben ricordo, dopo la raccolta, la parte più legnosa doveva essere separata da quella più flessibile, che serviva per le fibre tessili e, per separarle – a parte varie operazioni meccaniche, svolte a mano oppure con rudimentali macchine ed attrezzi – bisognava metterla in acqua.

Così, dopo una prima separazione delle parti più legnose, le parti più “tenere” della pianta venivano legate fra loro per creare una sorta di zatteroni, che venivano affondati nei maceri, che erano dei piccoli laghetti alimentati dai canali i quali, nella “bassa”, corrono ovunque, formando una ragnatela che, dal Grande Fiume, si dirama fra strade e poderi.

A quei tempi, il macero veniva usato anche per l’allevamento spontaneo di pesce: carpe, tinche e anguille che, insieme alle uova ed a qualche pollo, fornivano un po’ di proteine per una dieta che, all’epoca, era quasi vegetariana diremmo oggi, ma allora era un vegetarianesimo forzato, dovuto alla povertà.

C’era anche il maiale, accudito con tutte le attenzioni possibili, poiché le famiglie erano molto numerose, e tutti i giorni si doveva mettere in tavola qualcosa per sostentare gente che faticava di zappa, vanga e scure ogni giorno dell’anno.

Dopo aver affondato la canapa nei maceri, il pesce “sballava” un po’ e veniva a galla: così – ricordava mia madre – partivano lei, ragazzina, e mio prozio, di pochi anni più grande, con la fiocina per catturarli: dopo, li infilavano con un ramo di salice, facendolo passare dalla bocca alle branchie e tornavano a casa con lunghe sfilze di pesci, che erano la dannazione della nonna, regina della cucina. Perché?

Poiché non avevano olio per friggerle! In quelle terre, così lontane da quelle dell’olivo, la penuria d’olio era endemica, giacché i metodi per estrarlo dai semi (mais, girasole, ecc) richiedevano una tecnologia troppo avanzata per dei semplici contadini. Potenti macine, poi torchi o viti senza fine di raffinata produzione meccanica erano oltre le loro possibilità.

Per non parlare delle estrazioni con solventi chimici, che oggi vanno per la maggiore e sono consentite dalla legge (italiana ed europea) se il solvente (n-esano) non recuperato non supera le 0,012 parti per milione. Anche usando il miglior olio di semi in commercio (quello di girasole è forse il migliore) qualche microgrammo di n-esano, alla fine, ce lo becchiamo ogni volta che si frigge qualcosa.

Così, quel pesce finiva sulla gradella, che era l’antenata delle nostre griglie per il barbecue: circolare, fatta di lamiera con, in alto, la griglia, era usata per tutte le attività di cucina. La mettevi sulle braci del camino e, sopra, pentole o padelle o, all’occorrenza, i pesci ad arrostire. Ne ho conservata una, e talvolta la uso per cuocere minestre o per sterilizzare la salsa di pomodoro.

Terminata la macerazione della canapa, e raccolto tutto il pesce possibile, si ritirava la canapa all’asciutto e si apriva la chiusa del canale, così cominciava un altro anno di pesca ed allevamento.

La canapa, a quei tempi, veniva filata e tessuta in casa: ho conservato alcune lenzuola – che oggi hanno quasi un secolo! – e sono di una robustezza incredibile, perché i tessuti di canapa sono un po’ grezzi, ma robustissimi.

Le fibre tessili della canapa sono divise in due qualità: quelle più fini per la produzione di tessuti e quelle più grezze con le quali si fanno i cordami, i “canapi”.

estratto da http://carlobertani.blogspot.com/2019/11/cannabiniamosi-o-no.html

canapi

Edicola

edicola
Il chiosco di piazza Garibaldi negli anni 50 … Iris è al centro con la bambina, di fianco a lei il fratello cieco Ermete

Alla storica edicola di Iris Bernagozzi, di recente scomparsa, abbiamo già dedicato un servizio fotografico, questa foto invece è riferita a quella della sorella Bruna (pubblicata da Marco Dondi) che era in piazza Garibaldi.

Ricordo che ero andato a cercare Topolino e Bruna mi aveva fatto entrare nell’edicola mentre mandava a recuperarlo dall’Iris; era freddo fuori, ma aspettando ho letto almeno altri tre giornalini che non potevo permettermi di acquistare!

Memorie del borgo

cariani

Al consueto calendario, curato con dovizia di informazioni da Edmo Mori, aggiungo che il negozio sopracitato aveva un vivaio in Borgo San Giovanni (di fianco alla chiesa) citato nel libro “Le avventure del borgo” del bondenese Enrico Merighi, edito da Marco Felloni (Carmelina edizioni).

Il negozio era invece in piazza Garibaldi in uno dei 4 angoli dove si aggregavano i giovani di Bondeno: canonica, fiorista, negozio plastica, bar Castaldini.

L’equivalente dell’angolo 4S di Ferrara https://ferraracampagnaedelta.altervista.org/2018/08/l-angolo-dei-4s-siamo-sempre-senza-soldi/

Araba Fenice BBS

Un BBS (o Bulletin Board System) è un sistema telematico che consente a computer remoti di accedere ad un elaboratore centrale per condividere o prelevare risorse. Il sistema è stato sviluppato negli anni 1970 e ha costituito il fulcro delle prime comunicazioni telematiche amatoriali, dando vita alla telematica di base. Tra le novità consentite dai sistemi BBS.

verso il 1985 l’introduzione del modem a 1200 bps consentì una trasmissione dati accettabile, dando così il via alla crescente popolarità dei BBS. La maggior parte delle informazioni era presentata in formato ASCII (talvolta reso più gradevole con i codici escape ANSI); dopo l’avvento del formato GIF cominciò a essere inserita anche della grafica che, a sua volta, incidendo pesantemente sulla banda necessaria, aumentò la richiesta di modem più veloci. Tuttavia i modem analogici rimasero sempre alla portata di una ristretta fascia di utenti, a causa del costo elevato.

I limiti dell’interesse di un BBS frequentato solo da poche persone di una ristretta area geografica vennero superati con la nascita di reti di BBS. I BBS aderenti alla stessa rete scambiavano fra loro (la notte, quando le tariffe telefoniche erano basse) tutti i messaggi scritti dagli utenti. In questo modo l’utente aveva l’impressione di usare un solo grande BBS diffuso in tutto il pianeta, e con moltissimi più utenti di qualunque singolo BBS. La prima rete del genere fu Fidonet, che arrivò ad avere decine di migliaia di nodi. Venne imitata da altre reti più piccole ma specializzate su temi specifici.

La nostra specializzazione erano i testi, che poi trasferimmo su internet, ma conserviamo tuttora all’indirizzo:

http://uac.bondeno.com/afenice/index.html

Adesso servizi simili al nostro sono a pagamento…pdf062

Memorie di stagione

A quelli che vogliono togliere la pensione a chi vive solo di quella, a quelli che vogliono togliere anche il voto agli anziani diciamo: portate pazienza!