Blogbooker

è una applicazione che consente di raccogliere in un volume in PDF gli articoli di un blog; quali fossero lo avevo precisato in un post precedente.

Adesso sto tirando le somme:

Memorabilia (questo) è il più recente e mi sono accorto di avere scritto articoli sullo stesso argomento due volte;

quello sugli anni ’60 parte nel 2009 e ho già il dominio anni60.info che partirà a fine gennaio;

bondeno.com (fondato da Stefano Masini, in occasione del Cyberfest) è stato poi ospitato da Stefano Guandalini, dal 2009 l’ho messo su wordpress e gli ho apportato diverse migliorie : adesso si chiama Bondeno.online e, solo l’indice sono 50 pagine

https://www.dropbox.com/s/pxh0g54svj9vown/indice-bondeno-003-054.pdf?dl=0

Buona consultazione!

Marco Felloni

La Carmelina Edizioni nasce nel 2004 grazie al coraggio del compianto attore, regista e scrittore MARCO FELLONI.

Il nome trae ispirazione da via del Carmelino, stradina acciottolata del centro storico di Ferrara dove, al numero 22, sorgeva la Libreria Galleria Carmelina, piccolo gioiello incastonato nella nebbia e nel sole, fucina di pensieri senza età, prima sede della casa editrice.

dal sito della casa editrice

In realtà io l’ho conosciuto quando, come Fedic, (di cui adesso è presidente il ferrarese Paolo Micalizzi) quando ci premio con un diploma per il film scolastico realizzato con una classe del liceo di Bondeno; l’ho poi rivisto ad una assemblea dell’ENDAS che ho presieduto a Ferrara qualche anno dopo. E’ morto nel 2010 e non di Covid.

I decreti delegati

I provvedimenti delegati hanno segnato la vita della scuola italiana istituendo gli organi collegiali della scuola, i distretti scolastici, nuovi enti per l’aggiornamento e la valutazione (oggi accorpati in due importanti istituzioni, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione e l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica); garantendo il diritto di assemblea, la libertà di insegnamento, le libertà sindacali per tutto il personale della scuola; riformando gli stati giuridici ed il trattamento economico di docenti, dirigenti, ispettori e personale ausiliario, tecnico e amministrativo.

Proprio in quel 1974 io entravo di ruolo al Liceo di Bondeno, nato nel 1970 e i cui primi iscritti si sarebbero diplomati l’anno dopo col nuovo esame di maturità.

biennio sezione A

In foto vedete proprio Sandro Marchetti e Arianna Massari di cui parla Davide Tartari nelle sue memorie; tra loro il regista del primo film del Liceo e in cattedra l’insegnante di Disegno Gardenghi

I miei blog

I blog sono l’evoluzione dei siti (che richiedevano un minimo di esperienza di programmazione)il mio primo è stato bondeno.com, nato in occasione del cyberfest, con la collaborazione dell’ associazione culturale Araba Fenice (raccolta di testi inediti); poi si è evoluto come testata giornalistica.

Adesso si chiama bondeno.online ed è pubblicato da WordPress; se ne scorrete la colonna sulla destra trovate quelli collegati: bondeno.today, infolibri, fuori quadro.

Quello di maggior successo , come seguito , è apoforeti.online, nato assieme a Terzapagina (www.terzapagina.info) che si occupa di politica estera.

Va precisato che non scrivo articoli originali, ma faccio semplicemente opera di divulgazione riassumendo e sintetizzando fonti di cronaca (tutte rigorosamente citate)

Se volete sapere le mie competenze le trovate nel mio sito personale paologiatti.eu

850 spider

Nata da un’idea di Bertone e disegnata da Giorgetto Giugiaro, la 850 Spider graziosa e piena di brio, viene presentata contemporaneamente alla versione coupé nel marzo del 1965 e va a completare la gamma delle vetture “850” della Fiat. Questa versione sportiva, per la sua struttura, va incontro alla clientela giovanile, che vuole dalla vettura prestazioni brillanti unite ad una certa economicità di esercizio.

L’aveva comprata usata mio fratello, che poi partì per il servizio militare, quindi la usò poco.

Giornate della cultura

le trovate al link http://uac.bondeno.com/gdcindex.htm, mi è venuto in mente perché ieri sera hanno riprogrammato la vita è bella con Benigni e le musiche di Morricone; nel 2005 a Bondeno, come ospiti musicali avevamo l’interprete Nicoletta Fabbri, come potete sentire dalla registrazione della serata, con poco pubblico (il comune di Bondeno aveva organizzato in piazza una manifestazione in concorrenza).

Per giunta la serata di settembre era insolitamente fredda http://uac.bondeno.com/gdc2/nicoletta.jpg

Pasticceria Bertolini

Si trovava in via De Amicis, a Bondeno , dove adesso c’è la farmacia Addolorata: all’ingresso c’era il bar, poi un assortimento di paste famose all’epoca; una delle prove di Campanile Sera consisteva proprio nell’indovinare gli ingredienti di un dolce e la concorrente (che mi dava le paste la domenica) la superò facilmente.

Io non andai mai oltre i tre gradini dove si affollavano i clienti stanziali che allora, come nei cinema, fumavano pesantemente…

Burocrazia

Sicuramente è corretto chiamare dittatura sanitaria quella attuale, ma non dimentichiamo che si attua attraverso provvedimenti amministrativi (DPCM) nei quali sfortunatamente Conte è maestro.

All’epoca della mia iscrizione alla appena nata Facoltà di Scienze Politiche a Bologna, c’erano 4 indirizzi: economia, sociologia, storia,amministrativo; inutile dire che io ho sempre considerato quello dei “passacarte” il più sterile di tutti, ma bisogna dire che, con la UE hanno saputo farlo fruttare!

Photo by Christina Morillo on Pexels.com

Tesi del 1977

Avevo 30 anni quando mi laureavo in Scienze Politiche con una tesi in Sociologia dell’educazione sul liceo di Bondeno; queste erano le mie conclusioni di allora:

All’interno del presente lavoro si può dire che quattro sono stati i filoni attorno a cui si è
articolata la ricerca: 1) funzione della scuola; 2) dibattito politico sulla secondaria in
particolare; 3) scuola e mercato del lavoro; 4) i bisogni dei giovani.
Per ognuno di questi settori esiste una vasta bibliografia e il dibattito ampio e contraddittorio
è tuttora in corso; la ricerca ne fotografa un momento, chiaramentte con tutte le limitazioni
degli strumenti usati: ciò che si può fare, quindi, è solo indicare alcune tendenze.
Riguardo alla secondaria superiore c’è da dire che gli studenti sembrano aver recepito gli
elementi più macroscopici del dibattito quali ad es. l’estensione dell’obbligo a 16 anni, la
minor rigidità dei piani di studio, la introduzione di materie che leghino maggiormente la
scuola alla società.
Sono rimasti in ombra i problemi di fondo della funzione educativa, anche perché il
questionario non era mirato su di essi. Tali problemi sono stati invece recuperati dai
colloqui con gli insegnanti che hanno dimostrato di conoscere le tematiche più dibattute: dal
descolarizzare la società, alla istruzione ricorrente. Inoltre gli insegnanti, probabilmente
perché maggiormente coinvolti degli studenti (per i quali il periodo scolastico è solo
una specie di “sala d’aspetto”) sembrano sentire con particolare disagio i problemi connessi
alla struttura dello istituzione, che accusano di chiusura e ” burocratismo”.
Sia gli studenti, sia gli insegnanti sembrano essere d’accordo sulla necessità della formazione
professionale, ma gli uni preferirebbero lasciarla ad organismi paralleli alla secondaria (cosa
del resto verificatasi nei progetti di riforma), mentre gli altri la vorrebbero all’interno della
superiore, il cui titolo di studio dovrebbe (almeno per il 75% di loro) rispondere ad una
professione specifica.
Se ne ricava quindi un’immagine dei giovani tutto sommato abbastanza integrata e disposta ad
accettare i meccanismi tradizionali di inserimento sociale. Ciò che cambia è solo il modo di
“viverli”: valori quali la serietà e l’onestà sembrano aver perso ogni attrazione e la realtà
lavorativa è vista strumentalmente come puro mezzo di sopravvivenza, senza la pretesa di
riempire con essa la vita.
La prospettiva sociale poi, anche se presente, è però sempre subordinata alla propria
autonomia e indipendenza ed alla soddisfazione personale (da attuarsi sia col reddito sia con
la esplicazione delle proprie capacità).
Questi giovani non sono però ancora arrivati (anche perché l’inchiesta è del 1977) ad
un’assoluta chiusura nel personale , come invece si sta profilando nelle ultime generazioni.
Si può dire insomma che dei due movimenti che hanno animato gli ultimi anni, quello del
’68 e quello del ’77 i giovani dell’inchiesta non hanno risentito gli effetti e per la loro
età e per l’ambiente socio-familiare che è ancora di tipo rurale tradizionale.
D’altra parte di ciò non c’è da stupirsi visto chè lo cultura contadina, come sostiene Altan,
è tuttora una costante dei giovani italiani.
In positivo si può dire che questi giovani hanno una visione più disincantata del mondo,
anche se, in generale, non hanno potuto conoscerne a fondo i meccanismi, data la
separazione tuttora esistente tra lo scuola e l’esterno; per cui la scuola o altri agenti
socializzanti, sembrano averli dotati di spirito critico, ma fine a se stesso, che non si esplica
cioè in qualche progetto particolare.
A questo punto le varie tematiche sull’educazione (formativa o professionalizzante, continua o
discontinua, descolarizzata o meno, egualitaria o , selettiva e su quali parametri) si
scontrano con una struttura che non favorisce il dibattito, e per le caratteristiche stesse
dell’istituzione e per l’atteggiamento degli studenti che accetta scuola come un’agenzia di
collocamento.
Il discorso invece andrebbe spostato dalla scuola all’educazione e, solo in tal modo, anche
sulla traccia di modelli utopici quali quello di Alberoni , di Illich, si potrebbe sperimentare
un’alternativa che sia veramente tale.
Ora se questo avviene a livello di esperti dell’educazione, manca però nei progetti
considerati, anche per le caratteristiche intrinseche del sistema politico italiano che fonda
la sua sopravvivenza sulla dilazione e sul compromesso, incapace, per sua stessa natura, di
scelte radicali.
Analoga è la situazione nel campo della politica del lavoro, ulteriormente aggravata anche
dalla miriade di interessi corporativi del settore. Inevitabile quindi che le tematiche sulla
qualità del lavoro (intellettuale o manuale) con relativa discussione sugli interventi necessari
a capovolgere la tendenza in atto (diviso o integrato) e sulle quantità (rapporto domandaofferta,
part-time o full-ti me) finiscono per risolversi nei soliti sterili dibattiti tra esperti
senza trovare mai applicazioni pratiche (anche solo parziali e sperimentali) nella realtà.
Inoltre i diretti interessati, i giovani disoccupati, si trovano in una condizione tale da poter essere
mantenuti a lungo dalla famiglia di origine e il mercato del lavoro stagionale e saltuario permette loro
di avere quel tanto che basta per i loro bisogni più immediati .
Più che nelle tensioni sociali quindi, bisogna sperare nelle tensioni familiari per arrivare ad
una rottura, a meno che la società post-industriale non riesca a creare uno spazio per i
dropouts.
In caso di fallimento di tale politica la strada che i futurologi ci indicano come la più
probabile sembra essere quella di un graduale ritorno al Medio Evo, dove i barbari
sarebbero proprio gli emarginati di oggi (popoli sottosviluppati e giovani dei paesi exindustrializzati).
Questa però è un’ipotesi abbastanza fantascientifica e di lungo periodo che non tiene conto
delle capacità di adattamento della società di massa, per cui a breve termine appare più
realistico il quadro ipotizzato da Marcuse in un’intervista a “Repubblica” del 19 agosto
1976: “Oggi il potere costituito tende a rafforzare il proprio sistema repressivo e lo estende
alla sfera in cui si formano i bisogni e le soddisfazioni individuali. Così come questi
bisogni devono, nella cultura materiale, essere adattati al prodotti che il sistema fornisce,
nel campo della cultura intellettuale occorre restrìngere lo spazio dei bisogni e delle
soddisfazioni trascendenti
, inutili e persino pericolosi per l’establishment a vantaggio dei
valori e dei modi di pensare necessari al processo di riproduzione sociale,
Oggi è in corso un attacco per incanalare scuole e università nel senso della formazione
professionale: si riduce lo spazio delle discipline umanistiche e delle scienze sociali; si
abbassa il livello dell’insegnamento non professionale. In tal modo la sempre più gigantesca
forza lavoro necessaria al buon funzionamento del sistema verrà addestrata fin dall’infanzia al
compito di riprodurre in se stessa la propria esistenza sociale e il proprio asservimento
attraverso il linguaggio appreso, i sentimenti inculcati , le soddìsfazioni che le si
insegna a desiderare… Sta forse per nascere un nuovo sistema sociale: un regime neo o semi-fascista con larga base popolare”.

La questione cattolica

Di Amerigo Baruffaldi, recentemente scomparso, ho già avuto occasione di parlare come valente studioso dei cattolici impegnati in politica; come spesso succede qui quelli che lo accusano di “passatismo” sono altri cattolici.

Coerentemente l’arcivescovo il 23 aprile 1976 diede le dimissioni, morì il 27 settembre 1988.

Personalmente io credo al principio Cavouriano “Libera chiesa in libero stato” e ritengo che oggi la maggior difficoltà sia proprio quella della libertà dello Stato…

Fotocronache 2

Qui abbiamo l’effetto contrario al precedente:

Una foto recente, dai giardini della “Carlotta” che mostra una sopraelevazione (quella in arancio) che sorge su un pre-esistente terrazzino dove d’estate io andavo a lezione per preparare l’esame di ammissione alle medie.

Fotocronache

Ogni tanto mi capita di ritrovare, del tutto casualmente, vecchie foto come questa:

Qui si vede ancora il negozio di alimentari in Borgo San Giovanni (quando ancora lo gestiva Marchetti) dopo una nevicata tardiva.

Da notare l’appartamento a fianco, ancora abitato e l’assenza del cancello attuale.

Cinquantenario del liceo

Il prof. Zancuoghi mi ha appena comunicato che l’amministrazione comunale ha intenzione di celebrare il cinquantenario dell’istituzione della sede di Bondeno del liceo scientifico “Roiti”; a tale scopo ricordo il materiale di mia conoscenza:

https://www.dropbox.com/s/u31kxmzcmfww4h8/ricercacompleta.pdf?dl=0

dalla mia tesi di laurea del 1978 (copia anastatica in PDF)

https://documentcloud.adobe.com/link/review?uri=urn:aaid:scds:US:6ae95445-a20b-4dc4-9dc0-d560b5e2c118

Trent’anni dopo

Queste annotazioni nascono da un episodio specifico: la visita alla Fiera del libro (per ragazzi e del libro scolastico) di Bologna, ma sono lo specchio di una situazione generale del “sistema Italia” alla vigilia dell’integrazione europea.

Per la cronaca, il mio scopo era presentare un “giocolibro”didattico a supporto dello studia della storia, e ho iniziato la mia visita dai padiglioni stranieri.

Qui l’atmosfera era tranquilla e rilassante, gli addetti agli stand erano presenti e si sono dimostrati disponibili a vagliare il materiale proposto; anche quelli non interessati hanno avuto un atteggiamento di cortese incoraggiamento nei confronti del progetto proposto.

Appena entrato nell’area italiana, tenuta giustamente distinta, sono stato accolto da livelli di rumore ben più elevati, eppure non c’era molta gente, avendo io scelto l’ora meno affollata: le 13.

Non si deve immaginare però che tale confusione fosse dovuta al fervore delle attività, anzi: chi era rimasto agli stand faceva crocchio, parlando a voce alta dei propri fatti quotidiani senza degnare di uno sguardo chi era in evidente attesa di colloquio; se però li si interpellava, si scopriva che:

a) il responsabile era a pranzo e
a.l) sarebbe tornato versa le l6
a.2) sarebbe tornato l’indomani;

b) il responsabile non era venuto in fiera
c) nessuno sapeva chi fosse il responsabile.

In un altro caso era presente il funzionario che si occupava delle materie umanistiche, ma interpellato, dichiarava che il suo settore non comprendeva la storia <!>, fortunatamente il responsabile per la storia sarebbe arrivato l’indomani.

In altri casi mi veniva consigliato di inviare il materiale direttamente alla casa editrice, ma in ogni caso i tempi di risposta sarebbero stati lunghi, perché bisognava fare i conti con le festività pasquali, quelle del 25 aprile e quelle del ÌA maggio, poi ci sarebbe stato giusto circa un mese di tempo prima delle ferie.

In un altro stand l’”alto funzionario” era casualmente presente perché invitato ad una tavola rotonda, ma era impegnato a spiegare al direttore (o meglio alla segretaria del direttore) di una rivista le caratteristiche della nuova produzione editoriale.

Messomi in paziente attesa, ho scoperto che il metodo(funzionante nei padiglioni stranieri) qui non sortiva alcun effetto: l’unico modo di attirare la sua attenzione era quello praticato da altri che, nel frattempo, mi scavalcavano chiamandolo “carissimo” e dandogli poderose manate sulle spalle.

Potendo poi anche cogliere frammenti di conversazione, avevo modo di verificare che il rispettabile interlocutore stava facendo sfoggio della sua erudizione, attribuendo “L’ Orlando innamorato” a Luigi Pulci, errore del resto perfettamente scusabile per un direttore di rivista letteraria.

Per carità di patria . taccio poi dei commenti degli insegnanti, che nel frattempo tornavano a popolare gli stand, esaurite le grandi manovre del pranzo, vantando le meraviglie del “loro” libro di testo preferito.

CONCLUSIONI

Vorrei sottolineare prima di tutto che i fatti sopra riferiti sono realmente accaduti, (lo può testimoniare la persona che era con me a farmi da interprete) e che il quadro descritto dà alcune idee su cosa non funziona in Italia.

Ad esempio, un po’ come nel Messico delle barzellette, la parola più usata è domani (ma nel senso di maňana, un domani che può anche non venire mai); poi una parcellizzazione del lavoro che ignora le conoscenze e frammenta le competenze (eredità evidente del modello politico).

Ma non voglio addentrarmi qui in complicate analisi, visto l’intento puramente descrittivo di queste mie note; so però di avere lasciato aperto un interrogativo: è venuto il giorno dopo il responsabile per la Storia della nota casa editrice torinese? Ebbene si’” ma non poteva dirmi niente, perché la cosa era di competenza del funzionario addetto ai Supporti Didattici (purché non informatici, però).

Bologna (Italia), aprile 1992

La finestra di Overton

Overton descrisse una gamma di situazioni da “più libera” a “meno libera”,[1] alle quali sovrapporre la finestra delle “possibilità politiche” (ciò che politicamente può essere preso effettivamente in esame).[2] Per semplicità le varie situazioni possono essere associate, per quanto riguarda l’atteggiamento dell’opinione pubblica, a una serie di aggettivi:[3]

  • inconcepibile (unthinkable)
  • estrema (radical)
  • accettabile (acceptable)
  • ragionevole (sensible)
  • diffusa (popular)
  • legalizzata (policy)

A seconda di come la finestra si sposta o si allarga sullo spettro delle idee, un’idea può diventare più o meno accettabile.

Quella che potrebbe sembrare una inutile polemica di costume:” I media riportano con grande enfasi l’episodio del Liceo Socrate di Roma, dove la preside avrebbe invitato le studentesse a non mettere la minigonna perché sennò “ai professori casca l’occhio”, potrebbe in realtà preludere al ritorno alla divisa scolastica e alla progressiva privatizzazione della scuola.

Personalmente ricordo che nel mio primo anno di insegnamento (1971) le allieve di quinta liceo indossavano ancora occasionalmente il grembiule nero; quelle di terza non più.

Io stesso ricevetti un invito dal preside ad indossare la giacca (che del resto, come studente del liceo classico, avevo portato fino al 1966.