Cronache Marziane

Prima di internet i blog erano cartacei e ciclostilati distribuiti gratuitamente in via amicale:

https://ia600101.us.archive.org/23/items/cronasoldi/cronasoldi.pdf

CRONACHE MARZIANE non è

una raccolta di notizie curiose: sono cose che ci riguardano e accadono tutti i giorni, solo che non ci si fa caso, perché i media ne parlano e poi “si volta pagina”;

CRONACHE MARZIANE non è

Blob, cioè il meglio del peggio (e tutto fa spettacolo) : è una rassegna sistematica delle disfunzioni e carenze proprie del nostro sistema sociale e della stupidità umana;

CRONACHE MARZIANE non è

una cosa seria (cerca di mantenere un certo distacco ironico), ma il mondo che descrive è una cosa tremendamente seria.

Paolo Giatti

Elezioni comunali

lega

Come si può vedere dalla tabella sopra, nel 1999 (l’anno della “svolta”)la Lega non si presentò a Bondeno: ricordo infatti che tale volontà ci fu precisata, in un incontro con un suo rappresentante ferrarese, il 24 settembre 1997, quando, io e altri, si pensava di presentare una lista civica capitanata da Raffaele Alessandri (ex-socialdemocratico).
Poi non se ne fece nulla, anche perché stava nascendo Forza Italia con Arnaldo Aleotti, che presentò poi Paolo Malagodi (di recente deceduto) come candidato Sindaco, che perse, per pochi punti, da Davide Verri.

comunali2015

Costa Rica

costaricaLa presenza di Italiani in Costa Rica, inizia dai tempi di Cristoforo Colombo, ma la vera e propria emigrazione verso questo Stato, inizia il 1887. In questo anno difatti, giunsero in Costa Rica numerosi giovani Italiani, provenienti dal Nord Italia, in particolare dall’Emilia Romagna. ( Nel 1887 si ebbe un accordo tra il governo della Costa Rica e quello italiano per cui per un paio d’anni si ebbe un modesto flusso migratorio di circa 1500 italiani, provenienti principalmente dalla provincia di Mantova, per costruire una ferrovia tra la capitale ed il mare.[4]) Questi ragazzi giunsero in Costa Rica come manodopera per la costruzione della ferrovia che collegava Limon a San José, e per impiegarsi nel commercio di caffè, la cui coltivazione era allorauna delle principali fonti economiche del Paese. Tanti Italiani giunsero a Limon ed iniziarono a lavorare in condizioni davvero disumane. Innanzi tutto la temperatura era ben diversa rispetto a quella media italiana, qui faceva più caldo e i nostri connazionali dovevano sempre lavorare fuori, il terreno non era dei migliori, e i turni erano davvero massacranti. Si capisce bene che in queste condizioni, lavorare diventava sempre più difficile, e il crollo era inevitabile. La situazione precipitò il 20 ottobre 1888, quando i lavoratori Italiani decisero di indire uno sciopero in seguito a numerose morti sul lavoro. Questo sciopero, che si prolungò per diversi mesi, gettò le basi per una legislazione, a livello lavorativo, che potesse tutelare tutti coloro che prestavano lavoro in Costa Rica. Il governo e la popolazione si schierarono apertamente accanto a questi ragazzi, che rivendicavano semplicemente dei diritti in un paese molto distante dal loro. Al termine della protesta, molti rientrarono in Italia, altri rimasero lì.

alberigio_marietta

Alberigio Grossi rientrò (mio bisnonno materno, qui con Marietta)

Botteghe

A San Giovanni di Bondeno
nei primi anni 50, i negozi
sono aperti al mattino,
anche se è domenica. Mio
padre mi manda nell’osteria
dell’Americano a prendere
un fiasco di vino rosso
sciolto e mia mamma mi
dice di andare anche
da Resca a prenotare
una bombola di Liquigas e
alla salumeria Giatti a
comperare dello zucchero
incartato nella tipica carta blu.
Prendo anche le sigarette per
mio padre e vado a vedere
dalla Signora Maria, se ha
già aggiustato la bicicletta,
compro una spagnoletta
nella merceria di Angiolino,
il calzolaio Parco mi dice
che le scarpe sono pronte
domani e dal fruttivendolo
Foglio compro un cespo
d’insalata. Nella macelleria
di fianco, compro carne da
brodo. Poi, torno a casa con
la sporta piena. Al bar Azzurro,
vengo dopo a prendere un gelato.
Nel 2018, farei tutto, andando
solo alla Coop “al Furnasón”,
perchè tutti i negozi menzionati,
come tutti gli altri a San Giovanni,
non ci sono più.

Gianni Pesci

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Argentina

“Sono Carlo Polastri, e sono qui per raccontarvi una favola. C’era una volta un maestro, un maestro elementare di nome Aladino… sì, sì è vero non è una bugia… Che viveva con la moglie, una gentile signora di nome Argentina, che faceva coltri e materassi… è vero anche questo, non sto dicendo bugie.., e Aladino e Argentina, non avendo figli, avevano una grande passione: il cinema. Avevano tre locali di proiezione, tre piccoli cinema, uno a Pilastri, dove vivevano, uno a Scortichino, dove andavano 2 volte la settimana in moto, uno a Masi Torello. Qui la signora Argentina andava in treno, da sola, dopo la proiezione si scaldava un poco di caffellatte sopra un fornelletto a spirito e dormiva là, su una brandina, in attesa dell’indomani del treno che la riportasse a casa. Poi un giorno decisero di aprire un cinema anche a Bondeno, e lo chiamarono con il nome della signora: cinema Argentina. Non era quello dove ci troviamo ora, era in viale della Repubblica, dietro la attuale Wonderfuf viaggi. C’era una grande sala per il cinema al chiuso, poi un grande spazio scoperto con la possibilità di proiettare il cinema all’aperto. Erano i tardi anni ’40 e il sabato si poteva anche ballare. Per diversi anni io ho abitato lì accanto, al n° 18, e andavo spesso al cinema col papà, e il pomeriggio con la bella stagione andavo a curiosare nello spazio dell’estivo, dove la signora Argentina allevava i porcellini d’India: ho scoperto solo molto più tardi che li mangiava…Qui ho conosciuto anche la famiglia del custode del cinema, il signor Pazzi, e avevo fatto amicizia anche col figlio, mio coetaneo, che si chiamava Argentino… Ricordo che d’estate potevo sentire le voci mitiche dei doppiatori cinematografici di allora, Gualtiero de Angelis, (la voce di James Stewart, Cary Grant, Dean Martin, George Raft, Henry Fonda, Kirk Douglas, Walter Matthau) e lina Lattanzi, (la voce di Joan Crawford, Greer Garson, Rita Hayworth, Myrna Loy, Greta Garbo…Poi venne la televisione, e il cinema per non perdere spettatori dovette adeguarsi: ricordo che ai tempi di Lascia o raddoppia si assisteva al primo tempo del film, poi un grande carrello avanzava nel corridoio centrale del cinema e si poteva vedere la trasmissione TV in un enorme cubo bombato… al termine lì carrello retrocedeva e si vedeva il secondo tempo. Ma venne una brutta sera di gennaio, nel 1963, ed il cinema bruciò completamente. Ricordo i bagliori che provenivano da oltre il muro dì cinta che separava casa mia dal cinema. Dopo qualche giorno andai a curiosare e ricordo il grande capannone a cielo scoperto e le travi dì legno carbonizzate e fumanti.. Ma il maestro e la signora non si dettero per vinti: raggranellarono quello che poterono e aprirono un nuovo cinema, in vìa Matteotti, e lo chiamarono…. Argentina, naturalmente. Però le grandi spese fatte, gli impegni, le dìfficoltà finanziarie costrinsero i nostri amici a rinunciare al loro sogno, a vendere il cinema a un nuovo proprietario. E fortunatamente questo nuovo proprietario era un signore altrettanto innamorato del cinema quanto lo era stato il precedente: parlo del signor Bolognesi. La favola del cinema Argentina da questo momento in poi la conoscete tutti: cinema di qualità, prime visioni in contemporanea con le grandi città, rassegne di film d’essai, e poi anche la possibilità di ospitare rassegne teatrali, spettacoli musicali, concerti, saggi scolastici, assemblee studentesche… ma tutto cambia, tutto finisce, tutto è destinato a sparire, prima o poi… L’avanzata del cemento ha già distrutto il cinema teatro Grandi. E questo glorioso locale chissà, forse seguirà la stessa fine: essere venduto per trasformarsi in appartamenti… Ma questa non vuole essere la sede per polemiche. Ciao, cinema Argentina, noi tutti ti avremo per sempre nel cuore
NOTA: correva l’anno 2010 e la storia fu pubblicata su PiùWeb da Lorenzo Guandalini

argentinaredames

Sopra mia zia Argentina con mia nonna Brenilde, sotto il maestro Bagnolati

Festa della Torre

Festa della Torre
Foto di Donato Grechi dalla pubblicazione “Bondeno e dintorni”

Quella che vedete è la sala da ballo che si apriva alla fine della galleria Grandi (di fianco al cinema-teatro omonimo; la Festa della Torre era organizzata dagli studenti universitari di Bondeno, di solito l’8 dicembre.

Questa è l’edizione del 1966 ed era di rigore l’abito di gala (che io comprai da Smolari per l’edizione 1968) e finiva a notte inoltrata, quando ancora la discoteca non esisteva.

Notate l’arredamento spartano (le seggiole sono quelle che ci ritrovammo poi in Radio negli anni ’80) e i murales che citavano località esotiche.

Ricordo che proprio l’8 dicembre del 1968 la TV aveva dato notizie della contestazione studentesca alla prima della Scala a Milano con i tradizionali lanci di uova sulle pellicce delle signore…