Edicola

edicola
Il chiosco di piazza Garibaldi negli anni 50 … Iris è al centro con la bambina, di fianco a lei il fratello cieco Ermete

Alla storica edicola di Iris Bernagozzi, di recente scomparsa, abbiamo già dedicato un servizio fotografico, questa foto invece è riferita a quella della sorella Bruna (pubblicata da Marco Dondi) che era in piazza Garibaldi.

Ricordo che ero andato a cercare Topolino e Bruna mi aveva fatto entrare nell’edicola mentre mandava a recuperarlo dall’Iris; era freddo fuori, ma aspettando ho letto almeno altri tre giornalini che non potevo permettermi di acquistare!

Ventennale

Nel 1990 cadeva il ventennale di fondazione della sede staccata di Bondeno del Liceo Scientifico “Roiti” di Ferrara col seguente programma:

ventennale
La pubblicazione in PDF è scaricabile da Dropbox e va richiesta a pgiatti@tiscali.it

orario

Come componevo l’orario degli insegnanti quando le classi erano ancora solo otto

Ricominciamo dal futuro

L’ultima manifestazione che abbiamo organizzato come Unione Associazioni Culturali a Bondeno, dopo il terremoto del 2012 di cui trovate tutte le notizie nel sito ambientefuturo.info

La totale assenza di interesse, anche delle istituzioni, ci ha confermato lo stato comatoso di Bondeno,  che si sta avviando verso la sua estinzione.

Invitiamo comunque le persone di buona volontà a sfogliare le pagine del sito che volutamente sono pensate sequenziali e senza distrazioni pubblicitarie.

I video che avevamo girato per documentare gli interventi sono stati rimossi da Vimeo che è diventato un sito a pagamento; rimane il PDF del programma e la documentazione fotografica.

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Lisa Bortolotti presenta Arcipelago SCEC

 

Cyberfest 99

Proseguiamo la rassegna dei filmati realizzati in occasione della seconda edizione del Cyberfest,  qui sul palco del cinema Argentina (demolito nel 2004) vedete i relatori del convegno di sabato 20 novembre: Franco Berardi (lo stato dell’arte della cybercultura); Alessandro Ludovico (direttore di Neural); Nicola Baldin (la fotografia digitale).
Accolto dall’applauso il prof.Girolamo de Michele che aveva invitato Berardi e anche alcune sue classi di Argenta, poi Paolo Giatti organizzatore del festival e il prof.Padovani (mio collega prematuramente scomparso) che colgo qui l’occasione per ricordare.

Mondo rurale di un tempo

Proiezione di video d’epoca, foto, documenti e esposizione di attrezzi agricoli in miniatura

Bondeno 12-16 ottobre 2018,  Viale Repubblica 26, casa Società operaia

Cyberfest, il ventennale

Il sito di riferimento è http://cyberfest.bondeno.com/, il marchio è stato registrato per l’Italia per vent’anni e scade in questi giorni, ma se fate una ricerca su google vedete che manifestazioni simili sono state fatte ovunque.

L’idea di base era stata quella di progettare una manifestazione che inaugurasse la nuova era informatica (Internet arrivò in Italia nell’agosto 1995) con l’aiuto di alcune associazioni allora operanti sul territorio, il contributo economico dell’amministrazione comunale e l’apporto di chi aveva intuito fin da allora le potenzialità del fenomeno.

Nel sito sopra trovate il programma delle due edizioni (nel 1999 cambiò l’amministrazione comunale e il progetto non proseguì).

Nel video potete vedere i rappresentanti dell’associazione Araba Fenice (Enrico Marchetti), Fuori Quadro (Andrea Guerzoni), Ludoteca (Davide Piacentini) ; il sindaco Ettore Campi.

Tra i collaboratori, a vario titolo, ricordiamo Dino Giatti, Stefano Masini, Stefano Guandalini e gli ospiti intervenuti.

Il video del convegno di apertura lo trovate qui:

Il pubblico della mattinata erano alcune classi del locale Liceo scientifico (alla fine interviene anche la professoressa Mazzoli, alla quale risponde Antonio Caronia).

Il secondo ospite della mattinata era Luca Giuliano

del quale trovate nel sito “I padroni della menzogna”

Infine una ampia sezione era dedicata al cinema con Silvia Bernardini che, in seguito ha continuato a collaborare con noi in diverse occasioni

qui commenta il film Strange days di K.Bigelow.

Il programma completo lo potete scaricare e stampare: cyberfest98

 

I miei insegnanti

medie In questa foto delle medie ne vedete alcuni, al centro da sinistra la professoressa Magrini di matematica, il preside Salvatore Cagnazzo, la professoressa di Lettere De Gaetano

degaetano

il primo da sinistra era il segretario Mazzolani e poi ricordo l’insegnante di musica

corazza

e quello di educazione fisica Flavio Aleotti, ancora vivente e conosciuto a Bondeno per l’agenzia di assicurazioni, e l’insegnante di religione Don Guerrino Ferraresi.

Il cortile della foto era quello delle scuole elementari abbandonate di cui noi occupavamo (come scuola privata, prima della istituzione della media unica) l’ala sinistra (poi piscina, poi campo di Beach Volley)

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A proposito di bilanci

Postato il Mercoledì, 08 marzo 2006 alle 17:00:48 CET Argomento: Attualità
Ripubblichiamo l’articolo dell’architetto Pier Giorgio Massaretti del comitato “Vivere Bondeno” del 7 febbraio 2006

Lentamente, impercettibilmente ma inesorabilmente, tutto qui nel nostro amato-odiato piccolo ed inospitale paesello dell’Alto Ferrarese, si sta dismettendo, sta scomparendo; e noi, qui a Bondeno, quasi non ce ne accorgiamo.
Per un intransigente efficientismo di bilancio («Togliere le inefficienze tagliare i rami secchi»); ma anche per ineluttabili ed irresponsabili dinamiche macro e micro economiche (le attività che non producono ricchezza e/o consenso si debilitano progressivamente e, senza rimpianti, scompaiono), stiamo progressivamente perdendo quegli speciali segni, materiali ed immateriali, che identificano la città e la comunità che la abita.
La prevista dismissione dello zuccherificio; la riduzione dei servizi ospedalieri; la privatizzazione, sia dei servizi alla persona sia alla localizzazione scolastica, per quanto riguarda dotazioni-bisogni materiali; ma anche irrimandabile chiusura del cinema Argentina; il deficit di politiche di sostegno all’associazionismo socio-culturale; la banale convenienza di sostituire ad una complessa ma possibile offerta teatrale (Finale Emilia; Copparo per limitarsi a quei casi funzionanti e soddisfacenti che il comitato Vivere Bondeno ha messo in evidenza), un’attività commerciale di basso profilo, senza un indotto sensibile per la città, se non quello di un ingestibile e sovradimensionato carico urbanistico del centro cittadino; queste, quindi, le tragiche ma invisibili perdite immateriali che ci stanno investendo.
Fatali ed ineluttabili prevaricazioni di quel «nomadismo post-moderno» (J. Baudrillard) che hanno investito anche la nostra piccola e marginale comunità; ma da cui sarebbe irresponsabile e miope farsi sorprendere; ovvero, che sarebbe insufficiente aggredire e neutralizzare con superficiali interventi di cassa e con esangui azioni di bilancio anche se illuminate ed efficientiste.
Questa giunta di centro-destra, attualmente impegnata nell’amministrazione di tale complicato scenario socio-economico, pur con un margine lievissimo, ha intercettato un’altra volta il consenso dei cittadini bondenesi:
evitando, però, impegnativi e condivisi progetti politici, per enfatizzare invece un liberalismo di maniera, banalmente aggressivo ed antagonista e privo di una lungimirante creatività di governo;
giocando la sua locale affidabilità politica su quelle ambigue-oblique parole d’ordine, tipiche del quadro nazionale: populismo sfrenato, pseudo-efficientismo aziendalista, gigantismo politico-programmatico, un anticomunismo fondamentalista; epiteti inquisitori e grida terroristiche con cui l’attuale primo ministro, in modo così rumoroso e sfacciato, sta investendo le piazze reali e mediatiche di questo nostro debilitato paese: per drammatizzare ed esorcizzare la Politica, riempiendo le stesse metaforiche piazze di impeccabili ed eleganti yesmen.
«Il grande è spettacolare e bello» (così il Sindaco rispondeva al comitato Vivere Bondeno, che gli eccepiva rispetto i suoi mastodontici impegni di spesa) « un coraggio (quello delle spese insensate?) che la Sinistra a Bondeno non ha mai avuto».
«Il privato, la privatizzazione è questa la soluzione ai deficit della debole economia del welfare»: ecco la luminosa immagine dell’eroico e solitario imprenditore (meglio se aggressivo, meglio se anticomunista) che da solo, valorosamente, riscatta le inefficienze di un mercato quello nazionale , sempre più marginale e sempre meno competitivo.
«Teniamo tutto sotto controllo» : una paternalistica e retorica rassicurazione, destinata ad una cittadinanza sempre più spaventata per l’ineluttabile crescita dalla complessità di questo mondo globale; per scatenare un’immatura dipendenza edipica dal capo, in assenza di quell’unico anticorpo, utile e risolutivo, rappresentato dalla «possibilità di partecipazione (opportunità di parlare» (H. Arendt).
Presuntuoso e pretestuoso, da parte di chiunque, accreditarsi delle soluzioni, univoche e risolutorie.
Il numero di dicembre 2005 dell’agile rivista trimestrale, «II Municipio di Bondeno», in occasione della presentazione-discussione del bilancio 2006, con coraggio (concediamoglielo!), informa sulla sequenza delle emergenze che investono catastroficamente il territorio comunale.
Il titolo sullo zuccherificio che chiuderà condivide la terza pagina con (assillante problematica della disoccupazione femminile. L’articolo di fondo di pagina sei s’interroga: «Quale futuro per (Argentina?». La rubrica Opinioni a confronto (pp. 8-9) riporta, pariteticamente (concediamoglielo ancora!), gli interventi dei diversi gruppi consiliari; però, a proposito di Sanità, lo scintillante e plebiscitario populismo dellUnione di Centro («Forza Sindaco, forza a tutti i politici di destra e di sinistra e di centro, lottiamo tutti insieme, facciamo valere i nostri diritti.»), batte addirittura i più sconcertanti paradossi linguistici e la grammatica agreste del «Grande Fratello»; con una più sottile capacità interpretativa, l’intervento di Alleanza Nazionale («II futuro e nel piano regolatore») affida alla creatività della «buona pianificazione» il compito «di stravolgere la cittadina».
A parte questi troppo sarcastici sbuffi fìlologico-interpretativi, è comunque assai positivo è politicamente essenziale, cioè che il cittadino di Bondeno sia periodicamente informato:
1) di come vengono impiegate quelle risorse pubbliche che, indirettamente attraverso IRPEF , o più direttamente attraverso IICI ed i vari tributi locali, ogni singolo cittadino investe, per una ponderata e conveniente gestione del suo comune;
2) di come viene utilizzata e valorizzata quella delega che, alle elezioni amministrative, una parte maggioritaria della cittadinanza bondenese, ha investito nel Sindaco e nei Partiti a rappresentarla [curiosa la coincidenza, che mi impegno a verificare personalmente, dell’apparizione sulla stessa rivista della recensione al volume: // male luminoso: comunicazione, società, politica del giovanissimo concittadino Fabio Bergamini. Un’avvincente riflessione habermasiana sul catastrofismo dei «nuovi idoli post-moderni», che ci invita a riflettere, con prudenza e disincanto, sulle parole-chiave benessere e sviluppo, ma anche libertà e democrazia, al fine di rimpossessarsene, con un ormai dimenticato protagonismo della cittadinanza].
Una verifica della qualità e della convenienza dell’investimento civico» che dovrebbe attuarsi quotidianamente, e non limitarsi banalmente alla rituale ricorrenza elettorale, ovvero a seguire annoiati i lunghi ed inefficaci dibattiti consiliari sul bilancio.
Ma proprio in sede di discussione sul bilancio 2006, a proposito dell’ormai mitico progetto di «riqualificazione viabilistica» (?) del Ponte Rana, le valutazioni critiche sopra esposte precipitano nella loro forma più pesante e disastrosa.
Morene Po, con un’intelligente e lungimirante osservazione politica dichiara: «Questa Amministrazione non riesce a costruire un’idea di sé e a comunicarla; manca di una strategia, di una geografia, di un’anima. Leggendo questo bilancio non si ricava qual è la Bondeno che la Giunta immagina per il futuro» (Ponte Rana, arriva il progetto di riserva, «II Municipio di Bondeno», 4, 2005, p. 6). Un «progetto troppo costoso, troppo impegnativo, che ricadrà negativamente anche sulle amministrazioni comunali future», così come, non smentito, dichiara Gino Alberghini (ibidem).
Un pesante e negativo indotto che, per lungo tempo, precipiterà sulle tasche dei cittadini bondenesi: impegnati a saldare una spesa macroscopica per la progettazione e la cantierazione dell’opera, ma soprattutto a sostenere un’indifferibile e catastrofica uscita finanziaria del Comune (dei Cittadini) per la gestione ordinaria di questa rischiosa ed impegnativa opera pubblica.
In questa prospettiva si scatenerà un insanabile sbilanciamento tra gli oneri impegnati a discapito di investimenti in azioni più necessarie e i possibili effetti raggiungibili a riscontro di diverse soluzioni tecniche, proposte alternativamente in altre occasioni, che permetterebbero gli stessi alleggerimento-velocizzazione del traffico dell’incrocio implicato con un effettivo risparmio, rispetto il target previsto, di oltre il 60%.
La soluzione dello pseudo-problema del Ponte Rana non sta quindi in una spettacolare e miracolosa opera d’ingegneria, ma sarà possibile invece affrontare con maggiore lungimiranza e creatività il problema di un collegamento carrabile più efficace-efficiente con il quartiere del Sole, con proposte progettuali più ampie e ponderate ((essenziale ed esauriente soluzione di una circonvallazione extraurbana), e che siano soprattutto condivise (con gli enti amministrativi, provinciale e regionale, ma soprattutto con (adesione e la partecipazione della cittadinanza).
Ponderatezza, condivisione, sostenibilità degli investimenti pubblici sono qualità di buon governo che dovrebbero costantemente connotare gli impegni e le scelte di un’affìdabile e democratica giunta comunale.
Il mostruoso Golem del Ponte Rana avrebbe la mefitica capacità di inaridire bruscamente le potenzialità di sviluppo delle economie del territorio bondenese. Un territorio che per crescere bene, invece per accreditarsi, cioè, la capacità di intercettare investimenti alti e di qualità, nazionali ed internazionali , dovrebbe essere intelligentemente curato, e quindi anche fertilizzato con quelle pur piccole offerte di qualità urbana, come il cinema, il teatro, un’offerta commerciale e di svago d’eccellenza.

Un mondo di bambole

Postato il Lunedì, 23 gennaio 2006 alle 19:10:23 CET Argomento: Arte
Sabato 28 gennaio 2006 presso la Galleria civica d’arte moderna e Contemporanea di BONDENO (Prov. Ferrara), piazza Garibaldi 9, alle ore 17.30, verranno inaugurate le mostre delle artiste BERENICE DARRER e GABRIELLE DE MONTMOLLIN. Le mostre si avvalgono della collaborazione del Centro Etnografico Ferrarese e dell’Osservatorio Nazionale sulla Fotografia. Curatore: Roberto Roda
Prosegue alla civica Galleria darte Moderna e Contemporanea di Bondeno il ciclo espositivo dedicato alla figura della donna nellarte e delle donne artiste. Dopo le mostre evento Seno Guerriero e La nemica del cuore che ampio interesse hanno suscitato nel corso del 2005 dal 21 gennaio al 26 febbraio 2006 saranno in parete i mondi di bambole della viennese Berenice Darrer e della canadese Gabrielle de Montmollin. Il vernissage della mostra sarà insolitamente posticipato rispetto allapettura e avrà luogo il giorno 28 gennaio 2006 alle ore 17.30 per consentire la venuta in Italia delle due bravissime artiste e lincontro delle stesse con il pubblico italiano. Sotto il titolo Un mondo di bambole vengono presentate due distinte personali: quella che vede in parete i dipinti della Darrer occupa il piano terra della civica galleria, mentre laltra che ordina le fotografie della de Montmollin si snoda al primo piano. Le due esposizioni sono fra loro accumunate idealmente dal tema della bambola sottilmente sviluppato dalle due artiste con peculiare quanto imprevedibile sentimento femminile. BERENICE DARRER È nata nel 1976 a Windhoek in Namibia e a soli sei anni si è trasferita a Vienna, dove ha studiato pittura, cinema d’animazione, arti tessili e dove tuttora risiede e lavora. Come pittrice espone solo dal 2000, ma in pochi anni Berenice Darrer ha saputo affermare la sua creatività pittorica, diventando una delle giovani punte di diamante della prestigiosa galleria internazionale di Ernst Hilger. Berenice Darrer dipinge quasi solo donne: figure sinuose di giovani donne, più o meno svestite, a proprio agio in ambienti per lo più naturali. Sorridenti, gioiose, felici. Belle proprio in quanto felici, gioiose, sorridenti. Quello raccontato da Berenice è un gineceo beato dove tutte le fanciulle sono Bambole- (e che bambole viene da dire, citando non a sproposito un vecchio hit di Fred Buscagliene) capaci di vivere pienamente, al massimo la loro esistenza, la loro giovinezza, la loro avvenenza. Si ergono nude nella neve candida in mezzo agli alti monti mentre attorno a loro saettano discreti sciatori, come fatine della natura giocano maliziose tra farfalle svolazzanti e foreste di papaveri e funghi giganteschi, si aggirano per prati alpini popolati da contadini insensibili ad ogni tentazione, si immergono nelle acque di laghetti paradisiaci. E sorridono sempre. Gli oli di Beatrice Darrer emanano una gioia di vivere totale: quelle carni piene, quei nasini rotondi e impertinenti, quelle bocche spensierate, quei deli blu, quelle nuvolette luminose, quei fiori rossi, quelle foglie verdi che più verdi non si può, ci ricordano l’età dell’oro di quando eravamo bambini, quando la meravigliosa ingenuità dell’infanzia induce spontaneamente allottimismo. Con le sue pennellate dense e cremose, dai contrasti elettrizzanti, invitanti come un gelato o un lecca-lecca ( che certe tele verrebbe voglia di leccarle) Berenice Darrer ci ritrasforma tutti in compagni di giochi, in bambini felici intenti a guardare le ondeggianti Silly Symphonies disneyane: la vicenda delle stagioni, il girotondo del sole del sole e della luna, la danza delle ore, il battito del nostro cuoricino eccitato. E anche quando Berenice abbandona le ambientazioni della natura per svagarsi in interni le sue fortunate bambole giocano in perfetta letizia, persino alla roulette dove salgono a carponi sul tavolo verde e irrefrenabili spargono in giro montagne di fiches vincenti. Tutto in questo mondo di sole donne allestito da Berenice è pulito, bellissimo, spensierato, giocoso: le allegrie di Berenice Darrer raccontano la gioia assoluta di abitare un corpo di donna. La mostra è accompagnata dal catalogo delleditore Sometti di Mantova con testi critici di Ferruccio Giromini e Roberto Roda. GABRIELLE DE MONTMOLLIN È nata nel 1954 a Toronto in Canada, da genitori svizzeri. Ha frequentato la Jarvis Collegiate a Toronto, l’lnternational School di Ginevra in Svizzera e la Carleton University in Ottawa. Dal 1979 al 1986 ha lavorato per la televisione (Canadian Broadcasting Corporation) e per il cinema indipendente. Nel 1986 ha deciso di concentrarsi sulla fotografia iscrivendosi ai corsi del Ryerson Polytechnic Institute e dellOntario College of Art, specializzandosi nella fotografia in bianco e nero. Ha esposto prevalentemente in Canada e in Francia. Sposata con lartista Tony Calzetta, vive e lavora a Toronto. Se il mondo di bambole raccontato dalla Darrer ci appare solare e giocoso, quello di Gabrielle de Montmollin è un universo femminile lunare dove regna sottile il mistero. Anzi il fascino delle immagini fotografiche di Gabrielle sta proprio nelle sensazioni di inquietudine che riescono a trasmettere. Un’inquietudine indefinibile eppure palpabile. La fotografa, alla sua prima mostra italiana, racconta un universo femminile fatto di bambole rielaborate artisticamente e trasformate in personaggi graffianti. Lartista usa i giocattoli per generare allegorie della natura femminile e dar vita a complessi universi onirici. Le sue bambole spesso in pose seduttive abitano paesaggi di fantasia dando origine a composizioni visive dove la suspence non è a volte disgiunta da un sottile humour. Lartista lavora per serie e la mostra ne presenta diverse, The meticulous construction of thè tranquill life of Amazons (1992-1994), Leading Ladies (1995-1997), Miss Milligan and La belle Lucie, atthe dance (2002), Bird Women (2004). Il titolo delle stesse non descrive le immagini che le compongono, ma ne completa il senso. Apparentemente slegato dal soggetto ritratto, il titolo della sequenze è a volte scelto dall’artista solo a lavoro ultimato e a detta dellautrice spesso in base a ciò che il suono le trasmette. La mostra è posta sotto il patrocinio dellAmbasciata del Canada ed è accompagnata da un catalogo edito dall’editore Sometti di Mantova. Durata 21 gennaio-26 febbraio 2006 Sede Bondeno, Galleria d’arte Moderna e Contemporanea, piazza Garibaldi 9. Orari: sabato, domenica e festivi 10.30-12.30-15.00-18.00; gli altri giorni su appuntamento (0532 899245-333 1700259 e.mail: pinacoteca@comune.bondeno.fe.it)

Seno guerriero

senoguerrieroBondeno; Seno guerriero
Postato il Domenica, 04 settembre 2005 alle 10:11:17 Argomento: Arte
Ieri sera, alla rocca di Stellata, è stato presentato il catalogo della mostra “Seno guerriero” dal curatore Roberto Roda. Il catalogo si distingue per ampiezza della documentazione iconografica e documentale; particolare rilevanza e interesse hanno gli apparati che  forniscono utili notizie su ogni singola opera. La chiusura della mostra, che si articola in più sedi espositive, è stata prorogata al 18 settembre.
Presentazione
Davide Verri – Aldo Scapoli……………………………pag. 9
II Dio delle Amazzoni
Ferruccio Giromini……………………………….. 11
IL MITO DELL’AMAZZONE, L’IMMAGINE DELLA DONNA IN ARMI
Donne in corazza. Icone divine, miti che, allegoriche…………. 19
Brigantesse, piratesse, banditesse………………………41
Bellatrix virgo: la femmina armata………………………53
Sciamani della natura, sovrana delle belve feroci……………73
Da Virgo a Virago: duellanti e lottatrici…………………..85
La Furia persecutrice, l’assassina rituale………………….99
Soldatesse oniriche, sogni camerateschi…………………..113
FANTASIE POP DI BELLEZZE PERICOLOSE
Paladine e capitane coraggiose…………………………127
Eroine dello spazio e del tempo………………………..139
Ragazze con la pistola……………………………… 153
ARMATE E SVESTITE
Valchirie della femminilità……………………………pag. 165
Le grandi combattenti……………………………… 175
PICCOLE GUERRIERE DI CARTA
Nuvolette rosa shocking……………………………..184
Amazzoni postali…………………………………. 193
APPROFONDIMENTI
Le Amazzoni
Angela Maria Andrisano…………………………….215
Saluti eleganti e gentili dalla squadrista
Enrico Sturani…………………………………..232
APPARATI ……………………………………… 235
BIBLIOGRAFIA. 289


Purtroppo l’opera non risulta più disponibile nelle librerie

Dal 2004 al 2009

comunali2004B

Nel post precedente abbiamo lasciato una situazione di sostanziale parità tra i due candidati con 10 seggi per parte in cui la differenza era data dal voto del sindaco Verri che riconfermava il suo mandato.

Nel 2009 ai nastri di partenza si presentavano:

liste2009

La destra con Loberti come candidato; Pancaldi che capeggiava la lista di Forza Italia; Biancardi che aveva ripreso la sua Alleanza per Bondeno (con capolista Saletti); Vincenzi con l’UDC; Lega Nord che presentava Alan Fabbri come Sindaco; una civica e il PD che presentavano Patrizia Micai e Cristina Aleotti con una sua lista (che al secondo turno lasciò libero il 7% che l’aveva votata al primo turno).

Al ballottaggio, il 22 giugno 2009, fu eletto Alan Fabbri con 5.226 voti (56.71%) su Patrizia Micai con 3.989 (43.28%) che si aggiudica 7 degli 8 consiglieri di opposizione (Cristina Aleotti sarà l’ottava e, alle elezioni successive si presenterà da subito col PD).

2009

La Lega Nord diventa il secondo partito di Bondeno con 6 consiglieri su 12 ai quali si aggiunge il sindaco; a loro si aggiungono 4 ex di AN e Luca Pancaldi unico eletto di Forza Italia; infine entra anche Marco Vincenzi che ha appoggiato la candidatura Fabbri.

 

La passerella

BURANA 1945: LA PASSERELLA CHE UNIVA IL PAESE.

Prima del 1870, ovvero prima della costruzione e ricostruzione del ponte in muratura nella sua attuale posizione, esisteva solo il servizio del “passatore” che trasbordava persone e merci dalla parte opposta del canale. Questo traghettamento era svolto poche decine di metri a monte dell’attuale ponte, proprio di fronte alla chiesa. In quella posizione, alla fine del Palazzone, direzione Gavello, esiste ancora un vecchio fienile che ricorda l’antica corte del “passatore” e guardacaso il fondino agricolo sul quale insiste, ma sul quale sono stati edificati sia “la casa del popolo” nel 1957/58, sia il “palazzone” stesso 1870 circa, si chiama proprio “Cà del passo”, posseduto da Cabrini Elia, poi dai fratelli Tonini, infine da Piva Loris ed attualmente dalla mia soc.agr. Agriberlato. Alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi in ritirata fecero saltare tutti i ponti sul “Burana”, fino a Pilastri, compreso dunque anche quello di Burana. I buranesi già in parte divisi ideologicamente dal canale, non volevano esserlo anche materialmente e non volendo tornare ai servizi del “passatore” decisero di allestire nel più breve tempo possibile una passerella sul canale che diventava fondamentale ed indispensabile per la vita del paese, soprattutto perchè c’era la massima necessità di trasportare il grano a macinare presso il mulino di Guidetti, sulla sponda destra del canale. Si unirono tutte le forze del paese per portare a termine questo obiettivo strategico e logistico e quindi sotto l’egida del CLN, i reduci, gli spondini, i carpentieri, si procurarono il legname abbattendo alberi nella vicina campagna e cominciarono dunque ad allestire questa importante passerella posta di poco più a valle del ponte. Il risultato andò oltre ogni più rosea aspettativa in quanto la lignea struttura rimase in perfetta efficienza a soddisfare le esigenze dei paesani, per ben quattro anni. Fino al 1949, quando fu smantellata perché l’anno prima la Bonifica portò finalmente a termine la costruzione dell’attuale ponte che aveva iniziato nel ’46. Questa storica passerella risultò funzionale sia per l’indispensabile transito a carretti e birocci trainati anche da animali, per portare a macinare il grano al mulino ma servì fondamentalmente anche a soddisfare tutte quelle altre esigenze che tengono unita una comunità. Ecco allora anche la famosa foto degli sposi Ido Poletti ed Onelia Paganini che l’attraversano con tutto il loro corteo nuziale(foto già pubblicata), ma è servita anche per il passaggio di tutti gli altri cortei, ovvero per le “processioni” religiose che si svolgevano durante la Fiera paesana. Ultimo particolare da segnalare, in questa foto si intravvede lungo l’argine sinistro all’altezza della chiesa, una piccola rampa che unisce la banchina del canale alla strada sopra l’argine. Vuoi vedere che trattasi di un’antica traccia rimasta del “passatore”, proprio di fronte alla storica “cà del passo” ?

passerella
Lorenzo Berlato
fonte FB

Al Marican

viaggiatempo

La foto sopra proviene da “Viaggiatempo” su instagram e mostra l’attracco di una barca da trasporto merci sul Panaro ai primi del novecento in località San Giovanni.

“Rimanendo nel quartiere San Giovanni, non si può ignorare AI Marican, che deve il proprio nome alla famiglia Diegoli, ritornata dal Nuovo Mondo a Bondeno negli anni seguenti la Prima Guerra Mondiale. La notorietà dell’osteria era dovuto alla signora Genoveffa ed in seguito al figlio Carlo che con la moglie, marchigiana d’origine, hanno caratterizzato questo locale per la buona cucina. Non solo tipicità come lasagne o trippa quindi, ma anche varie specialità del centro Italia e piccoli sotterfugi per invitare la clientela a bere, come cubetti di baccalà ben salati e fritti senza prima metterli a bagno. Carlo Diegoli, ovvero Al Marican, aveva anche lo scutmaì di Squai, attribuitogli perché avendo la passione per la pesca si riteneva che fosse sempre in acqua: sq’uai’àr in dialetto – ci ricorda il mai abbastanza rimpianto Euno Borsatti detto Neno- significa allontanare spaventando con rumori (in questo caso i pesci). Questa storica osteria è stata successivamente gestita dalle figlie di Diegoli, e dopo ottanta e più anni di onoratissimo servizio, testimoniato dai tanti nottambuli che vi stazionavano di norma fino alle due di notte, ha cessato l’attività dopo il terremoto del 2012
testo di Pietro Gavioli tratto dal primo volume de “La cucina di Bondeno”

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subito dopo il terremoto

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oggi

oggi