50 sfumature di Bianco

monocolore DC
fonte: Panorama 174 del 14 agosto 1969

All’epoca la stabilità dei governi non era un problema (purché non cambiasse il partito di maggioranza)

La canapa

Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?

Henry Ford

I ricordi più dolci che ho di mia madre, erano quelli nei quali mi raccontava l’epopea della canapa, e come quella pianta girovagasse intorno alle vite di donne e uomini, nel lontano ferrarese dei lontanissimi anni ’30. Tutto ruotava intorno a quella pianta gigantesca – arriva a sei metri! – che nasceva con poche cure e forniva raccolti abbondanti, che richiedeva però quasi una liturgia dopo il raccolto. E tanta fatica.

Se ben ricordo, dopo la raccolta, la parte più legnosa doveva essere separata da quella più flessibile, che serviva per le fibre tessili e, per separarle – a parte varie operazioni meccaniche, svolte a mano oppure con rudimentali macchine ed attrezzi – bisognava metterla in acqua.

Così, dopo una prima separazione delle parti più legnose, le parti più “tenere” della pianta venivano legate fra loro per creare una sorta di zatteroni, che venivano affondati nei maceri, che erano dei piccoli laghetti alimentati dai canali i quali, nella “bassa”, corrono ovunque, formando una ragnatela che, dal Grande Fiume, si dirama fra strade e poderi.

A quei tempi, il macero veniva usato anche per l’allevamento spontaneo di pesce: carpe, tinche e anguille che, insieme alle uova ed a qualche pollo, fornivano un po’ di proteine per una dieta che, all’epoca, era quasi vegetariana diremmo oggi, ma allora era un vegetarianesimo forzato, dovuto alla povertà.

C’era anche il maiale, accudito con tutte le attenzioni possibili, poiché le famiglie erano molto numerose, e tutti i giorni si doveva mettere in tavola qualcosa per sostentare gente che faticava di zappa, vanga e scure ogni giorno dell’anno.

Dopo aver affondato la canapa nei maceri, il pesce “sballava” un po’ e veniva a galla: così – ricordava mia madre – partivano lei, ragazzina, e mio prozio, di pochi anni più grande, con la fiocina per catturarli: dopo, li infilavano con un ramo di salice, facendolo passare dalla bocca alle branchie e tornavano a casa con lunghe sfilze di pesci, che erano la dannazione della nonna, regina della cucina. Perché?

Poiché non avevano olio per friggerle! In quelle terre, così lontane da quelle dell’olivo, la penuria d’olio era endemica, giacché i metodi per estrarlo dai semi (mais, girasole, ecc) richiedevano una tecnologia troppo avanzata per dei semplici contadini. Potenti macine, poi torchi o viti senza fine di raffinata produzione meccanica erano oltre le loro possibilità.

Per non parlare delle estrazioni con solventi chimici, che oggi vanno per la maggiore e sono consentite dalla legge (italiana ed europea) se il solvente (n-esano) non recuperato non supera le 0,012 parti per milione. Anche usando il miglior olio di semi in commercio (quello di girasole è forse il migliore) qualche microgrammo di n-esano, alla fine, ce lo becchiamo ogni volta che si frigge qualcosa.

Così, quel pesce finiva sulla gradella, che era l’antenata delle nostre griglie per il barbecue: circolare, fatta di lamiera con, in alto, la griglia, era usata per tutte le attività di cucina. La mettevi sulle braci del camino e, sopra, pentole o padelle o, all’occorrenza, i pesci ad arrostire. Ne ho conservata una, e talvolta la uso per cuocere minestre o per sterilizzare la salsa di pomodoro.

Terminata la macerazione della canapa, e raccolto tutto il pesce possibile, si ritirava la canapa all’asciutto e si apriva la chiusa del canale, così cominciava un altro anno di pesca ed allevamento.

La canapa, a quei tempi, veniva filata e tessuta in casa: ho conservato alcune lenzuola – che oggi hanno quasi un secolo! – e sono di una robustezza incredibile, perché i tessuti di canapa sono un po’ grezzi, ma robustissimi.

Le fibre tessili della canapa sono divise in due qualità: quelle più fini per la produzione di tessuti e quelle più grezze con le quali si fanno i cordami, i “canapi”.

estratto da http://carlobertani.blogspot.com/2019/11/cannabiniamosi-o-no.html

Edicola

edicola
Il chiosco di piazza Garibaldi negli anni 50 … Iris è al centro con la bambina, di fianco a lei il fratello cieco Ermete

Alla storica edicola di Iris Bernagozzi, di recente scomparsa, abbiamo già dedicato un servizio fotografico, questa foto invece è riferita a quella della sorella Bruna (pubblicata da Marco Dondi) che era in piazza Garibaldi.

Ricordo che ero andato a cercare Topolino e Bruna mi aveva fatto entrare nell’edicola mentre mandava a recuperarlo dall’Iris; era freddo fuori, ma aspettando ho letto almeno altri tre giornalini che non potevo permettermi di acquistare!

Memorie del borgo

cariani

Al consueto calendario, curato con dovizia di informazioni da Edmo Mori, aggiungo che il negozio sopracitato aveva un vivaio in Borgo San Giovanni (di fianco alla chiesa) citato nel libro “Le avventure del borgo” del bondenese Enrico Merighi, edito da Marco Felloni (Carmelina edizioni).

Il negozio era invece in piazza Garibaldi in uno dei 4 angoli dove si aggregavano i giovani di Bondeno: canonica, fiorista, negozio plastica, bar Castaldini.

L’equivalente dell’angolo 4S di Ferrara https://ferraracampagnaedelta.altervista.org/2018/08/l-angolo-dei-4s-siamo-sempre-senza-soldi/

Araba Fenice BBS

Un BBS (o Bulletin Board System) è un sistema telematico che consente a computer remoti di accedere ad un elaboratore centrale per condividere o prelevare risorse. Il sistema è stato sviluppato negli anni 1970 e ha costituito il fulcro delle prime comunicazioni telematiche amatoriali, dando vita alla telematica di base. Tra le novità consentite dai sistemi BBS.

verso il 1985 l’introduzione del modem a 1200 bps consentì una trasmissione dati accettabile, dando così il via alla crescente popolarità dei BBS. La maggior parte delle informazioni era presentata in formato ASCII (talvolta reso più gradevole con i codici escape ANSI); dopo l’avvento del formato GIF cominciò a essere inserita anche della grafica che, a sua volta, incidendo pesantemente sulla banda necessaria, aumentò la richiesta di modem più veloci. Tuttavia i modem analogici rimasero sempre alla portata di una ristretta fascia di utenti, a causa del costo elevato.

I limiti dell’interesse di un BBS frequentato solo da poche persone di una ristretta area geografica vennero superati con la nascita di reti di BBS. I BBS aderenti alla stessa rete scambiavano fra loro (la notte, quando le tariffe telefoniche erano basse) tutti i messaggi scritti dagli utenti. In questo modo l’utente aveva l’impressione di usare un solo grande BBS diffuso in tutto il pianeta, e con moltissimi più utenti di qualunque singolo BBS. La prima rete del genere fu Fidonet, che arrivò ad avere decine di migliaia di nodi. Venne imitata da altre reti più piccole ma specializzate su temi specifici.

La nostra specializzazione erano i testi, che poi trasferimmo su internet, ma conserviamo tuttora all’indirizzo:

http://uac.bondeno.com/afenice/index.html

Adesso servizi simili al nostro sono a pagamento…pdf062

Memorie di stagione

A quelli che vogliono togliere la pensione a chi vive solo di quella, a quelli che vogliono togliere anche il voto agli anziani diciamo: portate pazienza!

Fiat 850

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Un paio d’anni dopo il lancio della 600 la FIAT, forte del 70% delle immatricolazioni che deteneva, avviò lo studio di un nuovo modello da inserire tra la 600 stessa e la 1100. Anche con la possibilità di una possibile comunanza progettuale simile a quella dei modelli precedenti della SIMCA, venne messo così in cantiere il progetto 122, che prevedeva una vettura completamente nuova (mantenendo tuttavia trazione e motore posteriore). Il progetto venne però abbandonato dalla casa torinese, mentre una delle proposte di stile del progetto 122 fu comunque utilizzata dalla Simca, all’epoca consociata alla Fiat, per la 1000 che uscirà sul mercato a fine 1961.

La Fiat, per contenere gli investimenti, ripiegò su un’evoluzione della 600 da inserire nella categoria di veicoli immediatamente superiore.

Si iniziò così a lavorare su un progetto che doveva essere economico ma remunerativo allo stesso tempo, venne difatti utilizzata come punto di partenza la struttura base della 600 (inclusi tetto e cellula abitativa) e la meccanica (rivista in molti particolari, come le sospensioni posteriori ed il motore), per realizzare una nuova utilitaria che si proponeva come modello più raffinato rispetto alla illustre progenitrice.

Differenze e migliorie rispetto alla 600

Il lavoro di Dante Giacosa (capo progettista Fiat dell’epoca) fu semplice ma innovativo, bastò realizzare un frontale più alto e squadrato che incorporava i fari anteriori, i quali passarono da 13 a 17 cm di diametro (erano gli stessi della 1100 D) mentre i lamierati esterni delle portiere vennero ridisegnati, il parabrezza venne ampliato e i finestrini posteriori modificati per ottenere una maggiore visibilità. La nuova piccola coda posteriore, aggiunta per ragioni aerodinamiche ed estetiche, si rivelava in realtà sconveniente se si doveva raggiungere il motore, in quanto bisognava smontare il fascione portatarga. Questi accorgimenti portarono ad aumentare la lunghezza della carrozzeria che passò a 357,5 centimetri, 36 in più della 600. Dell’antenata, oltre all’analoga impostazione ed architettura, la 850 mantenne anche le ruote da 12 pollici con relativi coprimozzo, adottate sulla versione “fanaloni” della 600, ovvero l’ultimo modello prodotto in affiancamento con la neonata 850. Con l’entrata in produzione della 850, la 600 fu modificata nella carrozzeria, adottando le porte del modello nuovo al posto delle pericolose portiere definite erroneamente controvento, che in realtà si aprivano a favore di vento.

L’abitacolo, benché fosse strutturalmente identico a quello della 600, era in realtà maggiormente spazioso e più ricco, bastò infatti disegnare una plancia più moderna e rivestire il tutto in materiale plastico (antiriflettente) al posto della lamiera; un’importante novità fu l’introduzione di un impianto di riscaldamento efficiente che non immetteva nell’abitacolo l’aria calda e maleodorante del motore, ma che disponeva di un radiatore proprio. Queste caratteristiche resero la vettura agli occhi del pubblico un enorme passo avanti rispetto alla 600.

Anche per quanto riguarda la meccanica i progettisti decisero di non abbandonare il vecchio Fiat 100 quattro cilindri raffreddato ad acqua seppure vi apportarono sostanziali modifiche, ridisegnarono la testata e l’albero a camme e aumentarono la cilindrata dai 767 della 600D a 843 centimetri cubici (da cui il nome 850) il che fece ottenere un numero maggiore di cavalli, da 29 a 34 (questo consentiva di toccare i 120 chilometri all’ora alla versione “Normale”, che diventavano 125 per la “Super”). Ulteriori cambiamenti vi furono con l’introduzione di un nuovo braccio a “Y” che sorreggeva il motore, montato in posizione arretrata rispetto alla 600. L’impianto frenante di questa prima serie, ovviamente a comando idraulico, manteneva il classico schema a tamburo sulle 4 ruote ma debitamente potenziato in virtù dell’aumento di peso e prestazioni rispetto alla 600.

Al momento del lancio nel maggio del 1964 erano disponibili due versioni, la Normale da 34 CV (alimentata a benzina normale), e la Super da 37, (alimentata a benzina super, con maggior numero d’ottano). I due modelli erano identici. L’unico fattore discriminante era una targhetta, posta nel vano motore, recante la sigla 100G000 per la versione Normale, 100G002 per la versione Super, che aveva anche un adesivo specifico sul lunotto (la “u” di Super incorporava una goccia di carburante indicante quale benzina andava usata).

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La mia era targata FE 93000, acquistata nel 1966 come prima e unica auto di famiglia.

Qui siamo a

Riolunato (Ardondlà in dialetto riolunatese[3]) è un comune italiano di 681 abitanti della provincia di Modena, in Emilia-Romagna, situato a sud del capoluogo. Fa parte dell’Unione dei Comuni del Frignano, che ha il proprio capoluogo a Pavullo nel Frignano. Il territorio, la cui altitudine va dai 620 ai 2165 m s.l.m., è percorso dall’alto Scoltenna e da numerosi affluenti. È dominato a sud dal crinale appenninico sul quale emerge la vetta del monte Cimone. L’abitato si trova sulla riva di un piccolo lago artificiale creato da una diga che alimenta una centrale idroelettrica. Il patrono è San Giacomo.

Il toponimo deriverebbe, secondo alcuni, dal corso del fiume che lo attraversa, lo Scoltenna, il quale nel tratto circostante al paese ha un andamento vagamente associabile alla forma della Luna.

Curiosamente quell’anno il 20 luglio ci fu lo sbarco sulla Luna che vidi per TV alle 5 del mattino proprio lì, nella casa in affitto per le vacanze
Albert Gallois a Riolunato

Riolunato è nota, grazie all’autore francese Albert Gallois che vi visse per un certo periodo della sua vita, per essere stato uno dei primi comuni in Italia ad ospitare un’associazione esperantista. A Riolunato infatti sono presenti ben due oggetti legati all’esperanto: Piazza Esperanto (A ricordo del Congresso Internazionale Esperantista svoltosi a Riolunato nell’anno 1903), ed una targa in lingua esperanto che ricorda Gallois.

A questo proposito mi sono sempre chiesto come mai tale lingua (artificiale come la moneta) non è mai stata adottata per l’Europa…

Stazione di Ospitale

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foto di Gianni Pesci

Ieri avrei voluto fotografare la vecchia stazione di Ospitale (dove ogni mattina prendevo il treno per Ferrara per andare a scuola), ma adesso è ingabbiata in una struttura indecorosa.
In compenso in basso non si vede neanche il fiume, tanto è sommerso dalla rigogliosa vegetazione.
E pensare che, al contrario, dietro casa mia passano con la ruspa per tenere puliti gli argini…
Quel che si dice: nascondere la polvere sotto il tappeto!

Radio Alto Ferrarese

Radio Alto Ferrarese,  operò a Bondeno dal 1979 al 1981; cogliamo l’occasione per una breve illustrazione del fenomeno delle radio libere a Bondeno.

La liberalizzazione dell’etere avvenne nel 1975 e, immediatamente nacque Radio Bondeno, in via Carmine con un mobiliere come sponsor e un gruppo di ragazzi, coordinati da Arveda e Cavallini, come collaboratori. Direi che l’entusiasmo era quello che caratterizzava questa prima esperienza. Le scelte successive cercavano, se mi è permessa questa interpretazione, di crescere su due versanti, non necessariamente contrapposti, l’economico e il culturale. Nacquero così, pressocché contemporaneamente, Radio Hockey e Radio Alto Ferrarese. Della prima non posso dire molto, tranne che erano nostri concorrenti diretti, visto che io e altri fummo tra i fondatori della seconda. Nelle nostre intenzioni la radio doveva essere un mezzo democratico e dal basso per scambiare opinioni e riflessioni (più o meno come  Bondeno.com, insomma), ma anche un’occasione di divertimento nel cimentarsi con un mezzo tecnico relativamente nuovo. Potrà sembrare strano oggi, ma avevamo la radio e non il telefono (che fece poi la fortuna di tante trasmissioni anche televisive), non per nostra scelta, ma perché all’epoca mancavano le linee telefoniche e bisognava aspettare che qualcuno rinunciasse al suo per averlo! Quando arrivò, nella seconda sede di Via Fermi, era già troppo tardi: la radio aveva cambiato conduttori ed indirizzo e si avviava ormai verso la liquidazione. La prima sede, per chi non lo sapesse, era in via De Amicis 7: si entrava da quella galleria che, proprio in questi giorni, è stata demolita dalle ruspe…segno dei tempi?

In seguito fu fatta una legge che consentiva di trasmettere solo a Radio con ben altri capitali dei nostri (un po’ quello che sta succedendo con Internet) e, per quel che mi risulta, negli anni ’90 Lorenzo Guandalini mise in piedi Rete Radio, sempre qui a Bondeno, ma facente parte di un network per cui, in pratica, raccoglieva pubblicità, anche se qualche trasmissione locale veniva fatta. Ad ogni modo, come già detto, queste notizie si basano su ricordi personali, per cui invito tutti quelli che volessero integrarle ad usare lo spazio su Facebook:

https://www.facebook.com/groups/radioaltoferrarese/

radioaltoferrarese@groups.facebook.com

Radio Alto Ferrarese (elenco trasmissioni reperibili in rete)

Questa emittente iniziò le trasmissioni, sui 92,9 e 98 Mhz, a Bondeno, in Via De Amicis 7, il 14 ottobre 1979 e le concluse il 31 gennaio 1981 , coinvolgendo, nella sua conduzione, una cinquantina circa di persone. La ricordo qui per la sua unicità, che considero tuttora insuperata (a cominciare dal logo, che vedete sullo sfondo, opera dell’Arch. Carlo Polastri, realizzato prima di quello della RAI).

All’insegna di “niente dediche, liscio e musica da discoteca” si poneva, come al solito, contro corrente rispetto alle radio commerciali tradizionali, con le caratteristiche che la nuova legge sull’emittenza assegnava alle radio strettamente locali, ricavando ovviamente lo stretto necessario per la sopravvivenza (pagando anche tutte le tasse e imposte!).

Per un doveroso ringraziamento a quanti prestarono gratuitamente la loro opera, riporto il palinsesto al 10-3-1980, scusandomi per involontarie omissioni:

ore 14-15 LA PULCE AL LACCIO , improvvisazioni e musica a cura di

Barbara Vassalli, Carla Scapinelli, Stefano Gamberini, Rita Guandalini, Manuela Saletti, Cosetta Campagnoli, Antonella Bonifazzi, Carlo Guandalini.

ore 15-16 IL BARONE FOLLE musica leggera a cura di

Antonio Martinozzi, Fabio Ferri

ore 16- 16:30 RUBRICHE a cura di

Botti (Sport); Paolo Giatti (Cinema e libri) Raffaele Alessandri e Pier Giorgio Cornacchini (TV); Carla Scapinelli e Barbara Vassalli (Turismo); Carlo Polastri e Cristina Marchetti (Teatro).

ore 16:30-17 RUBRICHE a cura di

Carlo Torri, Francesco Mattioli, Mauro Mestieri (Musica); IL GIGANTE NANO (attualità e costume) a cura di Alberto Chierici, Erica Bellocchio, Luca Baldissara; LA SCIENZA IN TASCA a cura di Alessandro Zanetti, Stefano Masini, Roberto Boccafoglia; LA POMPA a cura di Cristina Guerzoni e Tiziana Baraldi.SONORO VARIABILE, a cura di Patrizia e Andrea Costa.

ore 17-18 I GIORNI CANTATI (cantautori e musica italiana) a cura di

Francesco Mattioli, Andrea Guerzoni, Daniele Po

ore 18-19 DI TUTTO UN POP a cura di

Mauro Mestieri, Paolo Alberti, Stefano Marchetti, Luca Langianni

ore 19-20 DAL NASO AL CIELO, testi e musiche a cura di

Riccardo Gavioli, Paola Venturi, Monica Maffei, Laura Gallini, Barbara Vassalli

ore 20-21 POP HISTORY a cura di Marco Dondi, Pierpaolo Pancaldi

  JAZZ a cura di Piergiorgio Massaretti e Daniele Pisa;

  CLASSICA a cura di Fabrizio Barbieri

ore 21- 21-30 replica rubriche musicali e di attualità

ore 21:30 – 22:30 HOT RATS musica di ascolto a cura di

Luigi Migliari, Emanuela Gavioli, Daniele Po, Carla Scapinelli

ore 22-30 – 24 No stop music a cura di A.C.Torri

Domenica e festivi: no stop music dalle 14 alle 24

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Due fondatori

Freccia Orobica

Il primo giorno di partenza, domenica 9 giugno (2019), ha registrato una buona affluenza di famiglie, giovani e anziani pronti a prendere la corsa delle 7.27.Con però un disservizio: per questa prima corsa non è stato infatti possibile acquistare i biglietti in anticipo alla biglietteria, ma solo una volta saliti sul treno.

Per il resto si è trattato del consueto copione. La Freccia Orobica è un servizio – gestito da Tper, Trasporto passeggeri Emilia Romagna – che l’anno prossimo compirà i cinquant’anni e resta attivo fino al 25 agosto. Il treno nel suo itinerario prestabilito tocca le principali città tra Bergamo e la costa romagnola – Brescia, Ferrara, Ravenna, Cesenatico, Igea Marina, Rimini e Pesaro – senza dover effettuare alcun cambio intermedio.

https://www.ecodibergamo.it

Non tanto tempo fa si fermava anche a Bondeno

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