Ma va a farti visitare in India…

Data: Lunedì, 03 settembre 2007 alle 18:26:33 CEST
Argomento: Lavoro
L’economista Ethan Capstain avverte che in futuro il lavoro nei servizi potrebbe venire delocalizzato, come già accade coi servizi sanitari, coi call center e con la ragioneria.
New York, 3 settembre 2007. Mentre gli americani festeggiano Labor Day, lala festa del lavoro che cade ogni primo lunedì di settembre e segna la fine dell’estate, la National Public Radio trasmette un’intervista interessante a Ethan Capstain, economista in stanza a Parigi. Secondo Capstain, i servizi sono destinati a subire in pochi anni la stessa delocalizzazione dell’industria manifatturiera. Già si assiste al cosiddetto “turismo medico”: tanti americani si recano in India per curarsi e farsi operare da equipe mediche di alto livello a costi di gran lunga inferiori rispetto a quelli degli Stati Uniti (“Sicko” docet). Io stesso mi sono trovato ad aspettare una settimana il responso di una radiografia a una piccola frattura al piede destro perché, mi venne detto, la radiografia era stata inviata in India. Lo stesso giorno dell’esito, un dipendente del centro medico mi disse di aver perso il lavoro da programmatore informatico dopo dieci anni di attività proprio perché l’intera industria del software era stata spostata in India (ci saranno andati anche i miei studenti di allora, che sognavano di far soldi a palate coi programmi al computer?).
Lo stipendio dignitoso che fino a ieri si poteva ottenere lavorando con costanza e dedizione oggi è soggetto di contesa: in India e in Cina c’è la fila di gente pronta a rimpiazzarti a un decimo del prezzo e con l’informatica e l’inglese (due delle “i” di Berlusconi) si mandano le informazioni in un attimo e in un altro attimo si ricevono. Il futuro: si entra in day hospital a Bondeno, l’infermiere si mette al computer e trasmette i dati al medico di guardia di Madras, pagato cinquecento dollari al mese, che comunica la diagnosi all’infermiere che agisce di conseguenza. E diventata una grande impresa (la terza “i” di Berlusconi).
Ciò che può salvare il lavoro agli americani, dice Capstain, è la produttività. Bisogna quindi aggiornarsi di continuo per essere competitivi e produrre di più. Ma cosa vuoi dire? Curare più malati? Curarli meglio? Curarne tanti, ma peggio? Curarne tantissimi scegliendo con cura chi curar bene per far bella figura e chi curar male per risparmiare tempo e denaro? E a chi vanno il tempo e il denaro risparmiati? Capstain non è chiaro (ci mancherebbe). L’unica vera novità certa è che la festa di oggi, Labor Day, potrebbe non corrispondere al lavoro di domani.

Andrea Malaguti

Oggi è chiaro che si vogliono retribuire i dirigenti (1%) e lasciare al loro destino il restante 99%

Scenario zero | bondeno.com

In
questo nuovo “Scenario Zero” infatti, si declinano a livello locale
quelle politiche di Terza Rivoluzione Industriale a basso costo
marginale auspicate da Jeremy Rifkin nei suoi ultimi due libri, “La
terza rivoluzione industriale” (2012), e La Società a Costo Marginale
zero (2014). –

Scenario zero | bondeno.com

Dalla parte del cavolo

Vi sentite controcorrente?
Dal punto di vista del
modello produttivo che proponiamo e portiamo avanti, sì. Molto. La
nostra agricoltura biologica, molto diversificata e di piccola scala è
qualcosa che nel nostro territorio è relegato all’ambito della
produzione per l’autoconsumo familiare, non si crede che si possa
lavorare e produrre reddito in questo modo. Spesso siamo visti da molti
agricoltori come alieni, magari simpatici, ma pur sempre alieni. Ma a
noi va bene così, abbiamo deciso di schierarci “dalla parte del cavolo” e
di tutte le verdure oppresse dall’agricoltura industriale. Dalla parte
della terra e dei contadini che la difendono. Per noi è la parte giusta.

estratto da

http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/marco_laura.html