La Camargue estense

Il Barchessone Vecchio è uno dei rari storici ed atipici edifici
agricoli delle valli mirandolesi (nel bacino della Bonifica di Burana)
situato nelle campagne a sud della frazione di San Martino Spino, in
provincia di Modena, posto fra le due frazioni denominate
“Gavello”(modenese e ferrarese) che ricordano il corso di un’antico
fiume che sfociava nelle “valli di Burana”. La struttura venne
realizzata nel XIX secolo per l’allevamento dei cavalli e dispone di
un’insolita pianta poligonale con 16 lati (esadecagono), atipica per
questa zona rurale, e l’abitazione al piano superiore, unica nella serie
di barchessoni presenti intorno. Grazie all’abbondanza di zone umide e
prati naturali, la zona di queste valli era nota da tempi immemorabili
per l’allevamento di cavalli di razze pregiate: infatti, un documento
storico attesta che il 7 luglio 1461 il duca di Ferrara Borso d’Este si
recò proprio a San Martino Spino per acquistare un puledro di razza. Gli
allevamenti di queste pregiate razze equine furono gestiti dai Pico,
signori della Mirandola, fino alla loro decaduta nel 1711 e in seguito
dai duchi Estensi di Modena, che la diedero in gestione ai marchesi
Menafoglio, ricca ed a noi molto nota famiglia di proprietari terrieri
in quanto allora titolare di diversi possedimenti agricoli anche nel
bondenese. In seguito all’Unità d’Italia, nel 1860 la tenuta di 671
ettari passò nel demanio del Regno d’Italia e con regio decreto del 19
aprile 1883 fu istituito il 5° Centro di Allevamento Quadrupedi nella
tenuta di Portovecchio, che fu molto importante soprattutto per
rifornire i fronti della prima guerra mondiale con i propri cavalli e
muli. Con l’avvento della motorizzazione, il Centro rifornimento
quadrupedi di San Martino venne chiuso nel 1954 e l’edificio venne
abbandonato, unitamente alle strutture militari circostanti.  Negli anni
1997-1998 l’edificio è stato recuperato e completamente restaurato, al
piano terra è stata realizzata una sala per conferenze, eventi e mostre,
mentre al piano superiore ha trovato sede il centro di educazione
ambientale “La Raganella”. In seguito al disastroso sisma del 2012 il
Barchessone Vecchio è stato gravemente lesionato ed è tuttora inagibile.
Il Barchessone Vecchio viene definito anche come la “basilica delle
valli mirandolesi”, per la sua somiglianza con le antiche chiese
paleocristiane. Nelle valli mirandolesi, a due passi dal nostro Gavello,
subito dopo “la Luia”, furono quindi realizzati per l’alimentazione di
cavalli allo stato brado numerosi barchessoni, ognuno dei quali
contraddistinto dal toponimo locale: Barbiere(il secondo più noto),
Portovecchio (del 1892) e Fieniletto, mentre i barchessoni Cappello,
Pascolo e Casalvecchio furono distrutti alla fine degli anni 1950
rispettivamente per incuria e da due incendi. L’ultima foto evidenzia
quanto ancora oggi “I Barchessoni” identifichino e facciano da traino
per i magnifici prodotti del nostro territorio essendo stampati in bella
evidenza sulle cassette di meloni e cocomeri esportati in tutta
Europa(in questo caso sul Lago Maggiore al confine con la Svizzera).

Lorenzo Berlato

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