Laurea lettere

Era il 6 luglio 1970 ; avevo finito il Liceo Classico nel 1966 e mi stavo laureando nella prima sessione possibile (assieme ad altre compagne di corso , inutile dire che a Lettere le donne erano l’80%).

Quello a cui stringo la mano era il professore di Topografia dell’Italia antica con cui avevo fatto la tesi sugli “Ospedali medievali in Emilia” e, in primo piano a sinistra ricordo con piacere il prof. di Storia Medievale Girolamo Arnaldi.

Il ritorno da Bologna lo feci portando a casa il Prof. Alfieri che era il direttore del Museo di Spina e abitava a Ferrara.

Nota: su Nereo Alfieri vedi https://bondeno.wordpress.com/2019/09/30/nereo-alfieri/

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2 pensieri riguardo “Laurea lettere

  1. Nel secolo XI esisteva un ospedale detto di S. Lorenzo, sulle rive del Panaro, vicino all’omonimo oratorio che faceva parte del primo nucleo urbanistico del Finale. L’ospedale serviva anche ad accogliere chi transitava da Venezia, Ravenna, Mantova e Verona per le province di Modena e Bologna, itinerario che era una specie di Via Francigena per via d’acqua poiché veniva sfruttata la navigabilità del Panare. Nel XII secolo sembra essere stato fondato dai Templari, in sostituzione del primo, un nuovo ospedale detto di San Bartolomeo, che risale però ad epoca antecedente come è confermato dalla dichiarazione dei Massari, del­la Compagnia della Buona Morte, in data 1550, di cui appresso, dove si legge: “Che questo nostro Hospitale fondato da elemosine et gubernato bene da dieta com­pagnia da anni più che cinquecento”. Dal 1295 abbiamo documenti ufficiali. In questo anno un certo Arcobaldo dotò l’ospedale di molti beni e lo ampliò in maniera che esso fu dotato di dieci letti, ottenendo dal Vescovo di Modena la concessione di governarlo sino alla sua morte. Molto nota doveva essere la sua fama, poiché donò tutti i suoi beni all’ospedale di San Barto­lomeo, per cui questo potè ingrandirsi in più decorosa sede. L’il marzo 1500 Don Francesco Brescia, cappellano di quell’oratorio, insieme con Messere Giovanni Scuota e dodici illustri concittadini finalesi, istituì la Confraternita della Buona Morte, restaurando l’ospedale e la chiesa e dettando uno statuto che fu approvato dal Vescovo di Modena. Tanto crebbe in breve la Confraternita che si ritenne necessario aggregarla a quella dell’Arcispedale di Santo Spirito in Roma, con bolla del Papa Leone X datata 23 aprile 1516 (tale bolla è andata in parte dispersa poi­ché venne usata da un incauto legatore di libri). Così troviamo che l’ospedale di San Bartolomeo viene rifabbricato, poi ampliato negli anni 1435, 1488, 1588. Riportiamo un simpatico seppur macabro aneddoto ri­cavato dal libro dei morti nell’archivio parrocchiale: “Ni­colo Papino fu sepolto sotto il portico dell’Hospitale (San Bartolomeo) addì 15 Giugno 1586 et fu ammazzato da Fortini il quale morì e i suoi compari presero la roba e ripararono nel Centese”.
    C’è da chiedersi se Fortini e soci dimorassero all’Alberane o a XII Morelli. Nel 1668 la Confraternita di Santa Monica (la madre di S. Agostino), che aveva la sua sede accanto alla Chiesa degli Agostiniani dedicata a San Nicola da To-lentino (ex Cinema Garibaldi ora sede Unicredit Banca), nell’attuale via Malaguti, pensò di costruire l’ospedale chiamato Santo Spirito, perché collegato con l’omonimo di Roma, tra le vie Cavour e Trento Trieste, ospedale che
    in breve tempo sostituirà completamente quello di San Bartolomeo. Della primitiva costruzione rimane ancora in­tatta la facciata della Chiesa del Santo Spirito, in via Cavour, restaurata in questi anni. La facciata che guarda via Trento Trieste è invece settecentesca, risale ai lavori di ampliamen­to fatti a metà del secolo. Negli anni 1752 – 1761 ‘edifìcio dell’ospedale venne notevolmente ampliato, così aumen­tarono letti ed ambienti per invalidi ed incurabili. Nel 1784 la gloriosa Confraternita di Santa Monica venne soppressa e la sua opera passò alla Congregazione di Carità, l’ente pubblico che inglobò diverse opere pie. Le varie eredità destinate all’ospedale permisero che i letti gratuiti aumen­tassero sempre più. Il nostro ospedale ebbe un notevole apporto dall’Opera Pia Grossi nel 1843. Essa ha avuto il riconoscimento civile, prima ducale e poi regio con l’Unità d’Italia. Fu fondata dal canonico Grossi Don Luigi Andrea il 3 ottobre 1836. Suo scopo era il mantenimento nel civico ospedale di Finale Emilia degli infermi poveri di campagna, oltre a soccorrere o sussidiare i poverelli appartenenti alla parrocchia di Finale tanto in villa che nell’interno della città. E’ da attribuire a tale Opera Pia Grossi la realizzazione del­le case delle vedove in via Montegrappa. Esse furono poi vendute e col ricavato fu acquistata la proprietà Facchini nel 1953, a sua volta abbattuta per fare posto all’attuale Po-liambulatorio. Le vedove furono sistemate in piccoli appar­tamenti nell’edificio di fianco alla Casa Protetta. Dal 1889 al 1974 hanno svolto presso l’ospedale un ottimo servizio infermieristico e di gestione le Suore della Carità di San Vincenzo de Paoli.
    A questo proposito un pensiero di gratitudine va alla suo­ra della chirurgia, rude ma affettuosa e veramente capace, Suor Margherita Brambilla, una vera brianzola doc (era di Vimercate), che concluse la sua esistenza a Siena.
    NOTA
    La sede originaria del primitivo ospedale di Finale Emilia (un caso esemplare) si trova fuori dell’attuale centro, in un borgo, distrutto dalla piena del Panaro nel 1677. I resti architettonici del primitivo tempietto, relativi alla facciata e parte del fianco, ne fanno assegnare la costruzione al XV secolo per la tipologia ad arcate cieche, come si vede nella zona ferrarese e nell’oratorio di S. Maria della Neve a Massa. L’oratorio si presenta esternamente di piccole dimensioni con forma semplice a capanna a una sola navata di forma rettangolare. Tetto a falde inclinate con due spioventi a capanna, struttura lignea e manto in coppi latrizi. Nell’interno è un unico altare in paliotto in scagliola e un ottimo dipinto su tela, S. Lorenzo d’impostazione bolognese del primo Seicento.
    Fonte http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it

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  2. Come documentazione alla tesi avevo allegato una carta stradale al 200mila del territorio dell’Emilia Centrale con le ubicazioni degli antichi ospedali che sorgevano di solito su via di percorrenza fluviale (più sicure di quelle terrestri) e così, alla fine della discussione, la commissione si interessò molto a trovare i luoghi sulla carta…

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